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Rogue One: un film fatto di dettagli

Se siete arrivati qui credendo di trovare una recensione obiettiva su Rogue One, potete anche chiudere la pagina. Una ragazzina come tante che è entrata in questa Galassia lontana lontana per la prima volta a 8 anni con Episodio III e che per un buon periodo alle elementari difendeva anche Episodio I probabilmente non può scrivere recensioni obiettive. Fortunatamente, però, cresciamo e impariamo dai nostri errori.

Rogue One è stato presentato nel 2015 come uno spin-off, ovvero una storia parallela alla saga principale dell’Universo Lucasiano (che tanto più Lucasiano non è, stacce George). Episodio VII ha avuto un’accoglienza contrastante, pertanto in molti avranno sicuramente pensato: “Da quando c’è la Disney ormai la strada è tutta in discesa.” E invece no, Rogue One può essere gradito da tutti i palati, anche dai più “puristi”, coloro che ancora ritengono l’unico vero Star Wars la Trilogia Originale. Verrà particolarmente amato da coloro che ormai conoscono ogni dettaglio dei precedenti film a memoria (alzo la mano) e da chi ama approfondire con ricerche e visioni di cartoni aggiuntivi le proprie conoscenze su questa magica Galassia (alzo di nuovo la mano).

Il film parte effettivamente come uno spin-off, facciamo la conoscenza di nuovi personaggi e scopriamo nuovi pianeti mai visti prima, e in un crescendo di sequenze fatte di lotte, ricongiunzioni, e collegamenti subdoli con la Trilogia Originale (e non solo) finisce per superare di diversi livelli almeno tre o quattro episodi veri e propri della saga.

Proprio in virtù di questo crescendo, Rogue One può essere considerato la ciliegina sulla torta di una storia d’amore che dura quasi 40 anni. I dettagli hanno sempre fatto la differenza in Star Wars, anche quando non ci fate caso, quando li notate incosciamente, ma sono lì, eternamente presenti, e sono il vero motivo per cui amate questa saga così tanto. Perché rendono il film quello che è. Ogni dialogo, ogni personaggio, ogni ambientazione è importante. Ci sono chicche “palesi”, come la gradita presenza finalmente su pellicola del pianeta Jedha (importante per i suoi cristalli Kyber utili alla costruzione di spade laser), o la comparsata di Ponda Baba e del suo fido compare Evazan (SPOILER: a giudicare il corso degli eventi, forse il braccio mozzato da Obi-Wan non è poi tanto una presa a male), o il ritorno del pianeta Yavin IV con tanto di vedetta sulla torre di controllo come in Episodio IV; altre chicche più subdole come l’apparizione di piloti della Squadra Rossa già visti in Episodio IV e l’apparizione per un millesimo di secondo di Biggs, il migliore amico di Luke importantissimo per la sua voglia di fuggire e fare la differenza nella Galassia, e altre ancora che effettivamente non ve ne faccio una colpa se non le notate nemmeno alla 220esima visione del film (due Stormtrooper su Scarif prima della lotta parlano tra di loro, chiedendosi se i T15 non siano obsoleti. In episodio IV uno dei due Stormtrooper raggirati da Obi-Wan sulla Morte Nera chiede all’altro: “Hai visto i nuovi T16?”).

Rogue One

Un altro Easter Egg aggiuntivo, il mio preferito, che di proposito sto sottolineando a parte, è il collegamento che in pochi avranno notato con Star Wars Rebels. E con questo non voglio insinuare nulla, semplicemente se non seguite Star Wars Rebels non ve ne si può fare una colpa. Senza far spoiler, nella scena successiva al Consiglio dell’Alleanza Ribelle su Yavin IV, mentre la protagonista Jyn esce dalla Sala, si sente una voce all’altoparlante dire “Il capitano Syndulla è atteso alla sala comando”. Un avviso che non è lì per caso. Infatti, questo Capitano altri non è che un’altra eroina con gli attributi, Hera Syndulla, “figlia d’arte” di una leggenda Twi’lek, Cham Syndulla, che ha a lungo combattuto con la sua squadra autoctona la Confederazione dei Sistemi Indipendenti, e dopo l’Impero. Hera è una delle protagoniste del sopracitato Rebels, un cartone che va in onda su Disney XD giunto ormai alla sua terza stagione, ambientata due anni prima gli eventi di Rogue One e Una Nuova Speranza e che vi consiglio caldamente di guardare. Non è il solito cartone che fa da cornice agli eventi della saga (come si pensava di Rogue One), ma a quanto pare tutto ciò che vi sta succedendo ha delle ripercussioni sull’Alleanza Ribelle, e sinceramente spero anche nei futuri film.

Un’altra menzione particolare: la CGI. Per la prima volta non è tanto fondamentale per fare “da ornamento” a quello che deve essere un film di fantascienza, ma per riportare in auge personaggi fondamentali che il tempo non può più ridarci com’erano una volta. È il caso della Principessa Leia visibilmente ringiovanita (per qualche secondo ho avuto il terrore che avessero dato la sua parte a un’attrice più giovane) ed è il caso del grande Peter Cushing, morto nel 1994, ma a quanto pare non così tanto da non poter, per un’ultima volta, mostrare la sua infinita fedeltà a questa  <<super arma offensiva>>.

Credo di essermi dilungata fin troppo sulle ragioni per la quale Rogue One può essere considerata la Punta di Diamante della saga cinematografica, pur non facendo ufficialmente parte degli Episodi. È quel tipo di film che una volta uscito dalla sala ti fa sentire soddisfatto, e sicuramente ti fa scendere qualche lacrima in più vedendo Una Nuova Speranza, sapendo finalmente come sono andate realmente le cose. Ti mostra l’Alleanza Ribelle per quella che è veramente, non gli eroi senza macchia e senza paura, ma persone con tanti, troppi scheletri nell’armadio, che cercano di non pensare alle conseguenze e si sacrificano per il bene comune. Sicuramente non è una piccola perla solo per questi accenni che vi ho fatto presente, ma anche per tante altre scene che hanno fatto commuovere più di una persona fino ad ora. Questa però, è un’altra storia. Ho solo un’ultima cosa da dirvi: buona visione (e recuperate Rebels).

 

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