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Tutto quello che non sapevo di George Michael

Se fossi una cantante di successo passerei le mie giornate in preda all’ipocondria, incapace di uscire di casa almeno fino al primo gennaio 2017. Perché, diciamolo, quest’anno è stato talmente tragico per il mondo musicale che anche i più scettici pensano di darsi agli scongiuri. E due giorni fa, quando tutti pensavano che l’apocalisse fosse terminata – fosse solo perché questo 2016 fortunato è praticamente finito, è arrivata la botta finale: George Michael.

Quando ho saputo della sua morte il mio cervello ha partorito due diverse riflessioni: una, abbastanza scurrile, su quanto quest’anno mi ricordi una puntata speciale – music edition – della Signora in giallo, e l’altra, dal tono accusatorio, su quanto davvero conoscessi – musicalmente e non – George Michael. Perciò, nel tentativo di placare la mia coscienza, ho deciso di coinvolgervi tutti in un viaggio biografico alla scoperta della vita di una delle più importanti pop star della musica.

La prima cosa che non sapevo di George Michael è che il suo vero nome fosse Georgios Kyriacos Panayiotou. Suo padre era un ristoratore greco-cipriota che, dopo essersi trasferito a Londra negli anni cinquanta, sposò la ballerina inglese Lesley Angold.

Un’altra cosa che non sapevo è che i Wham!, il duo formato da George Michael e Andrew Ridgeley, sono stati i primi cantanti pop in assoluto a esibirsi in Cina. Infatti, nel 1985, ossia un anno prima di sciogliersi, i  Wham! hanno concluso il loro tour mondiale con un concerto al Worker Gymnasium di Pechino.

 

Tra le cose che non sapevo – si, sono parecchie – spicca la lotta legale con la Sony. Sentendosi fin troppo oppresso, la pop star nel 1992 decise di dar battaglia alla casa discografica, rinunciando per ben due anni a incidere, riuscendo a straccarsene solo nel 1994.

Potrei annoverare tante altre cose che non sapevo di George Michael ma, ora, mi piacerebbe ricordare qualcosa che tutti sappiamo di lui, ossia che durante tutta la sua longeva e brillante carriera si è sempre impegnato per aiutare i più deboli. E, credo che non ci sia modo più bello e onorevole di ricordarlo se non attraverso il progetto Band Aid con cui ha contribuito alla lotta alla carestia in Etiopia.

Perché, in fondo, ciò che conta è quello che sappiamo di lui. Ossia che l’umanità sentirà, sotto ogni punto di vista, la sua mancanza.

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