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Discutiamo di Final Fantasy XV

Tutti sapete che Final Fantasy XV è ormai disponibile dal 29 novembre, avrete letto decine di articoli che analizzano lo sviluppo travagliato del titolo oppure recensioni che parlano di tutto e niente allo stesso tempo, che cercano di solleticare il vostro interesse nei confronti del titolo in questione, ma che risultano sempre più lontane da quello che i giocatori vogliono semplicemente sapere: ma com’è Final Fantasy XV? La stampa vi ha intontito con pareri discordanti e molto “eterei”, questo articolo prendetelo come una discussione davanti ad una birra, ma non solo tra me e voi. Ci tengo infatti a sottolineare che, seppur questo articolo viene pubblicato a mio nome, l’analisi del titolo è svolta da tre redattori del sito: Giulio Pennacchi, Federico Cavallaro e il sottoscritto, Vincenzo Fata. Ognuno di noi analizzerà determinati aspetti di questo tanto discusso ultimo Final Fantasy, suddividendo in punti i vari argomenti che vengono trattati. Questo articolo non è solo dedicato a chi è indeciso all’acquisto, ma anche a chi il titolo lo sta giocando o lo ha già spolpato. Siete pronti? Bene, incominciamo!

Un progetto multimediale

Come già scritto precedentemente, tutti abbiamo letto di come si è svolto lo sviluppo di Final Fantasy XV, ma non soffermiamoci sul passato, pensiamo a quello che è realmente il progetto in maniera complessiva. Final Fantasy XV è un punto fermo di questa saga, non solo a livello di gameplay (di cui parleremo in seguito) ma anche al livello mediatico. Square Enix non si è limitata solamente a pubblicizzare il gioco tramite le solite campagne marketing, ma ha creato un microcosmo intorno al titolo e alla storia che narra. A marzo viene rilasciato su YouTube il primo episodio di una miniserie animata dal nome Brotherhood: Final Fantasy XV, composta da cinque episodi di una durata tra i dieci e i quindici minuti. Ciascun episodio è dedicato alla backstory di uno dei quattro protagonisti: Noctis, Prompto, Ignis e Gladio, mostrandoci come questi sono diventati amici, quasi fratelli. Square iniziava ad accompagnarci per mano all’interno di questo nuovo mondo, ma non si è fermata solo a Brotherhood.

Quest’estate, infatti, è stato rilasciato il film Kingslaive: Final Fantasy XV, prodotto in computer grafica che funge da prequel, ma che allo stesso tempo si intreccia con gli eventi che vivrete giocando a FFXV. Se Brotherhood aveva incuriosito nel voler esplorare questo mondo, Kingslaive immerge completamente nella storia del regno di Lucis (aldilà della dubbia qualità del film in se). Questi due prodotti però sono decisamente indirizzati ai fan o comunque verso l’appassionato di videogiochi.

Come avvicinare quindi i giocatori occasionali o comunque stuzzicare l’interesse di persone esterne? Beh, tramite una collaborazione con i Florence and the Machine, gruppo musicale molto noto e che ha prodotto per il titolo ben due brani ed una cover.

Da tutto ciò si può capire come Square Enix ha investito tanto in questo progetto, e a quanto pare ne sta venendo ripagata adeguatamente. In questi giorni è stato reso noto che il titolo ha venduto circa cinque milioni di copie, stranamente solo 700.000 di queste provengono dal mercato giapponese, mentre tutto il resto proviene dall’Occidente. Hajime Tabata, director di FFXV, si è ritenuto soddisfatto di tali dati e ammette che si aspettava tale discrepanza tra le vendite giapponesi e quelle occidentali.

Vincenzo Fata

Il gameplay

Dal punto di vista del gameplay Final Fantasy XV si presenta in una maniera molto originale e diversa dal solito. Siamo sempre stati abituati ad avere dei Final Fantasy molto simili tra loro per quanto riguarda il gameplay e sopratutto per il combat-system, ma con questo capitolo la storia non si ripete. Infatti una delle meccaniche più innovative è sicuramente il gameplay stesso che si presenta con un immenso open world pieno zeppo di novità. Una fra tante è la Regalia, mezzo che utilizzeremo per spostarci liberamente nella mappa che è implementata in maniera non eccellente. Perché se per certi aspetti ci aiuterà molto, per altri (dopo diverse ore di gioco) inizierete quasi ad odiarla, un esempio pratico è il fatto di dover raggiungere un posto non scoperto distante cinque chilometri e, non essendo al volante, dovremmo subirci per tutta la durata del viaggio (quattro o cinque minuti) tutti i discorsi dei ragazzi senza far nulla, ma almeno ci godiamo l’ottimo panorama. Possiamo usare anche lo spostamento rapido che viene sbloccato automaticamente non appena raggiungeremo una località ancora non scoperta, ma usandolo dovremmo pagare una piccola quantità di denaro. Inoltre abbiamo anche altri mezzi utilizzabili nel gioco, per esempio i Chocobo che sono simpatiche creature da poter cavalcare e sopratutto potremmo farli salire di livello sbloccando abilità sempre nuove. Anche questi però hanno un costo che varia in base alla quantità di tempo scelta.

Ogni personaggio poi possiede un talento: Noctis è un pescatore, mentre il punto forte di Gladio è l’esplorazione, Prompto si diletta nella fotografia, mentre Ignis è un cuoco. Utilizzando queste abilità è quindi possibile aumentare il livello del talento stesso e avere in cambio effetti aggiuntivi. Parlando proprio di Ignis e del suo talento, un ruolo fondamentale lo ricopre il mangiare le prelibatezze preparate dal nostro compagno oppure andando in qualche ristorante, in modo tale da ricevere dei bonus per quanto riguarda l’esperienza, l’attacco, la difesa e le altre caratteristiche.

Per quanto concerne le armi, Noctis può equipaggiare ogni arma presente nel gioco e passare dagli spadoni a due mani alle pistole o alle daghe in un batter d’occhio, materializzando anche le armi ancestrali dei suoi antenati che, però, prosciugano la sua energia vitale a ogni impiego. Abbiamo inoltre 4 slot dove poter piazzare le nostre armi che se all’inizio sembrano abbastanza, con l’avanzare del gioco vi renderete conto che in realtà sono molto pochi. Una pecca risulta essere la telecamera, che più di una volta da problemi nel puntare il nemico e nella sua normale gestione. Capiteranno momenti in cui l’inquadratura ingloberà completamente Noctis rendendo il giocatore confuso e spaesato, infatti se state combattendo contro una decina di nemici preparatevi a usare qualche coda di fenice o elisir.

I nostri protagonisti possono, ovviamente, essere potenziati attraverso un albero delle abilità in cui è possibile spendere i punti ottenuti completando le varie missioni. Noctis può, inoltre, assorbire fuoco, ghiaccio e fulmini dalle sorgenti naturali permettendoci di creare diverse magie (che occuperanno uno slot armi) che sono state implementate in maniera confusionaria e scomoda. Ricapitolando, tutti gli anni passati a sviluppare il titolo si sono sentiti sopratutto nel gameplay che con questa grandissima svolta ha segnato un punto fermo all’interno della saga.

Federico Cavallaro

Il trasporto emozionale

Il trasporto emozionale è qualcosa che molto spesso lascia il fruitore interdetto, come sorretto da colonne invisibili e che, molto spesso, lo abbandonano dopo qualche giorno nel momento in cui l’esperienza compiuta diviene fredda, elaborata da una mente che, appunto, è privata di quel presente emotivo che è fatto invero soltanto del suo attimo costituente e fin troppo frangibile. Final Fantasy XV si è dimostrato come all’altezza di quei rari casi in cui lo scossone dura fino alla fine e addirittura oltre.

Soprassediamo per un momento i fastidiosissimi difetti di camera, la storyline con così tanti buchi che di più non si poteva, il gioco che annunciato dieci anni fa doveva essere una cosa e invece si è dimostrata tutt’altra e che, dato il muoversi a tentoni dei vari team di sviluppo, è stato sottolineato come la Square Enix ultimamente sia quasi soltanto sinonimo d’incompetenza… soprassediamo tutto questo, cosa rimane? Mi sono posto questa domanda per tanto tempo, perfino dopo aver terminato la quest principale e anche dopo aver guadagnato ogni trofeo di gioco. Sono stato 70 ore a chiedermi tutto questo. Non ho saputo darmi risposta finché poi non mi sono trovato di fronte la sensazione che, ogni volta colto a ripensare a quei due capitoli finali, mi elettrizzavo all’idea di quanto quell’epilogo mi abbia in un qualche modo riunito nei due elementi fondamentali che mi premevano fin dall’inizio: cosa mi aspettavo di nuovo da questo Final Fantasy e cosa, dei vecchi capitoli, speravo avessero mantenuto.

Senza scendere nello spoiler, le ultime due sfide particolareggiano quest’esperienza videoludica come poche altre hanno saputo fare. Un misto di tributi alla mastodontica saga miscelati all’approfondimento di alcune tematiche quali il cameratismo, l’amicizia e l’abnegazione. Dalla meravigliosa rappresentazione di Ifrit, molto fedele alla raffigurazione religiosa da cui la saga trae spunto, fino a toccare il grande classico della lotta fra due regni. Di certo l’emozione non manca in questo capitolo, nemmeno nell’esplorazione del dungeon più classico o nell’affrontare la caccia di una taglia davvero succosa.

In questo il trasporto emozionale si fa carico di una forza unica, che nonostante i grandi, forse anche abissali errori di gioco, non stenta a lasciare questa sua piccola nota positiva. Un filo di amore sottile per chi ha seguito tutte le vicende di sviluppo e per chi, alla fine, non ha mai abbandonato questa fantasia.

Giulio Pennacchi

Da queste tre analisi potete cogliere come il gioco soddisfi, ma non del tutto, lasciando un po’ quell’amaro in bocca sia per quanto concerne il gameplay, che per la storia e per ciò che l’esperienza lascia al videogiocatore stesso. La birra è finita, è stato un piacere, ma concludiamo con una serie di domande: cosa ci aspetta ora? Quali meccaniche pensate che verranno riutilizzate per un prossimo capitolo della saga? Ma sopratutto, che ne pensate voi di questo titolo? Fatecelo sapere nei commenti.

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