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Il Tè delle cinque con Lorenzo Palloni

Ciao Lorenzo e grazie per avermi concesso questa intervista. Che più che un’intervista è come se fossimo in un salotto virtuale a parlare di fumetti.

Perfetto. Mi accomodo in poltrona, accendo la pipa e cominciamo.

La prima domanda che voglio farti riguarda il Premio Boscarato vinto come miglior sceneggiatore per “The Corner”, edito da Rizzoli Lizard. In un panorama fumettistico italiano che guarda sempre più al fumetto come intrattenimento mainstream e sempre meno ad opere come quella costruita da te e Andrea Settimo, ti aspettavi questo premio? Cosa credi abbia influito di più su questa scelta?

Da uno a dieci? Me lo aspettavo zero. Cosa potevo sperare con una rosa in cui figuravano nomi come Faraci, Barzi, Vietti e Riccioni? Avevo più aspettative per la candidatura di Andrea (Settimo) come miglior disegnatore. Ma così è andata, è stata una sorpresa totale. Dentro di me spero che la giuria mi abbia premiato per i dialoghi, alcuni credo valgano qualcosa ancora oggi, a tre anni e mezzo dalla scrittura. Ma sicuramente ha influito di più l’intenzione di riflettere sul fenomeno storico / concetto della migrazione in maniera non dolente, anzi, in un’ottica di intrattenimento di genere.

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E’ da poco uscito un tuo nuovo lavoro per il collettivo “Mammaiuto” intitolato “Esatto”. Il fumetto è stato prima pubblicato on-line sul vostro sito e poi raccolto in un volume autoprodotto. A cosa è dovuta questa scelta?

Semplice routine Mammaiuto. La nostra politica è: fare il fumetto, pubblicarlo online, e se poi ci piace l’idea di pubblicare il cartaceo, se vediamo che la storia vale e funziona anche su carta, è fatta. ESATTO è piaciuto, sapevo che poteva rendere più in forma libro che su web, e così è stato. Pare che in meno di due mesi sia evaporata già metà della tiratura.

Oltre ad “Esatto”, avete pubblicato e continuate a postare vostri lavori on-line. Che opinione hai dei fumetti on-line e che riscontro avete avuto voi di “Mammaiuto”? Credi che ci siano progetti che debbano essere pensati per il web ed altri che abbiano bisogno necessariamente del cartaceo? Credi che il pubblico preferisca pagare per avere il cartaceo anche quando potrebbe leggere la storia gratuitamente on-line (come per “Esatto”)?

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Diciamo che all’inizio dell’associazione non avevamo nemmeno previsto di stampare i lavori. Mammaiuto nasce nel 2011 come “palestra pubblica”, in cui noi primi sette fondatori ci prendevamo uno spazio web per sperimentare e raccontare ciò che volevamo. Poi abbiamo sentito l’esigenza di trasformare quello che avevamo in qualcosa di fisico, perché alla fine questo ci piace fare: i libri. La politica di Mammaiuto prevede che l’80% del prezzo di copertina vada all’autore, e il 20% all’associazione, ribaltando completamente il concetto di ogni casa editrice. In questo modo è anche possibile gratificare economicamente l’autore per il lavoro fatto per l’associazione. Ultimamente, dopo i primi anni di risconti su letture online, ho l’impressione è che il sito sia utilizzato come una specie di galleria di preview: i visitatori leggono le prime due, tre puntate di una serie e poi mollano, in attesa del cartaceo (che spesso, puntualmente, arriva). È una cosa curiosa, ma non penso si possa tornare indietro, i lettori vogliono il libro. Punto. Detto questo, il riscontro è molto positivo, sempre più.

 

Cosa pensi di queste nuove piattaforme per smartphone (ComiQube, Verticalismi) e come pensi possano essere sfruttate?

Il modo migliore per sfruttare qualcosa è creare un prodotto apposito, no? Non limitarsi a pubblicare online fumetti che trovi sullo scaffale di ogni libreria. Abbiamo appena toccato le possibilità di internet, sfiorato potenzialità infinite di un mezzo non vergine ma quasi. Una bella botta l’ha data l’amico Lorenzo Ghetti con TO BE CONTINUED ma c’è ancora tanto, laggiù. Le gif, le vignette interattive. Immagina di poter entrare nella pagina. Di poter permettere al lettore di spostare le vignette dietro cui è nascosto qualcosa di fondamentale per la narrazione. C’è ancora da lavorare, ma la direzione è ottima, e queste piattaforme sono buone rampe di lancio.

Potresti parlarci un po’ di “Mammaiuto”? Come è nato il vostro collettivo? Quali erano i primi obiettivi? In quale modo ti/vi è stato utile?

Mammaiuto è nata da una costola di Double Shot, i miei colleghi facevano parte del direttivo, io avevo collaborato a due antologici. Loro se ne sono andati da DS, io intanto facevo altro. Eravamo rimasti in contatto e mi chiesero se volevo entrare a fare parte di una nuova associazione culturale. Dissi di sì, mi sembrava un’opportunità per fare cose nuove, per crescere. E avevo ragione: per me è stato fondamentale. Il continuo confronto mi ha permesso di fare cose che mai avrei creduto, come capire cos’è davvero raccontare. Non sarei un fumettista, senza i calci nel culo che mi hanno dato i miei colleghi, quei bastardi. Tutti beneficiamo del continuo confronto che abbiamo sulla nostra pagina segreta su Facebook. In assoluto, la vera potenza di Mammaiuto sta nel fatto che è fluida, per niente rigida: l’associazione cambia con noi, con le nostre esigenze, questo permette di mantenere gli stessi obiettivi (fare fumetti, farli bene, e in leggerezza) cambiando forma, adattandosi a nuovi arrivati, per esempio. O al fatto che abbiamo un accordo elastico di prelazione con Shockdom, che ci usa come serbatoio per Fumetti Crudi con tre uscite all’anno.

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Quali sono i fumetti che ti hanno più segnato per quel che riguarda la tua carriera?

Carriera e formazione per me combaciano, visto che il mio hobby è il mio lavoro. Mi sono avvicinato ai fumetti a otto anni, fino ai diciotto sono stato un fedelissimo lettore Marvel. La mia prima formazione viene da lì. Ma le botte vere sono arrivate con Alan Moore (mi ricordo di aver comprato WATCHMEN per i miei quattordici anni nell’edizione Magic Press sputtanandomi due settimane di paghetta), Frank Miller, Grant Morrison. Poi ho scoperto Mignola, Mazzucchelli (autore e disegnatore), Micheluzzi. Quindi autori, più che fumetti, ma se penso ad una storia che mi ha fatto capire “voglio fare questo nella vita” è DAREDEVIL: BORN AGAIN, accanto a BATMAN: YEAR ONE. Da professionista già avviato, poi, ogni singolo libro di Manuele Fior.

Che direzione ti sembra stia prendendo il fumetto italiano? Io credo che si stia diramando in modo interessante, creando vari settori diversi che si ritagliano fette di pubblico. Basta guardare ad editori come Eris Edizioni, Canicola Edizioni o anche Edizioni Inkiostro. Sembra che ognuno punti su di un target abbastanza specifico e questo, in parte, credo sia positivo poiché permette la nascita e l’evoluzione di vari filoni artistici.

C’è un bel ribollire, senza dubbio. C’è una voglia di fare le cose bene, di cambiare. I ragazzi di Eris sono spettacolari, con Inkiostro addirittura ci sto lavorando (su SCARY ALLAN CROW, in uscita a Lucca Comics 2017). Ma anche uscendo dal meno settoriale: Shockdom. Loro pescano dal web e dall’autoproduzione. Se vuoi vedere davvero come sarà il fumetto fra qualche anno dovresti passare in Self Area a Lucca. Dall’autoproduzione di oggi gli editori pescheranno gli autori di domani, non dalle scuole di fumetto. E lì sono già presenti, in nuce, quei filoni di cui parli. Non è un brutto momento, c’è fermento, nonostante il mercato sia nelle condizioni in cui purtroppo è.

Tu hai lavorato sia per il mercato francese che per quello italiano. Alcune tue opere sono state tradotte e pubblicate in entrambe le nazioni. Quali ritieni siano le principali differenze tra il mercato fumettistico italiano e quello francese? Cosa cambia nell’approccio al fumetto rispetto ai due paesi?

Se volessi essere banale ti direi: oltralpe è un lavoro, qua (ancora?) no. Ma non è così semplice, è una questione profondamente culturale e mentale. I fumetti in Francia, come in Belgio, sono percepiti come prodotti di intrattenimento frutto di un lavoro e di anni di studi. Chiunque legge fumetti, dal bambino di sette anni al vecchietto di settanta. E un autore è trattato come un professionista, un artigiano che merita il rispetto che si è guadagnato sul campo. In Italia (Bonelli esclusa) le case editrici danno un anticipo misero, insufficiente per sopravviverci. I dati ISTAT sono devastanti: pochissimi leggono libri, meno ancora fumetti. In Italia si lavora per un’elite, in Francia potenzialmente per tutti. Anche il mercato è in contrazione da qualche tempo, ma dubito che arriverà mai agli abissi del nostro. Davvero un altro mondo a due passi da qui. L’ironia è che gli italiani sono considerati lavoratori.

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Se dovessi consigliarci tre giovani autori (escluso Lorenzo Palloni, ovviamente) da seguire per il futuro del fumetto italiano, che nomi faresti? Conosci altre realtà come “Mammaiuto”? Collettivi che stanno apportando qualità e innovazione?

Nomino Bianca Bagnarelli, Francesca Ciregia e il mio fratellino Francesco Guarnaccia. Se tanto mi da tanto, faranno faville. Già lo fanno, ma in futuro di più. Per quanto riguarda le realtà, DELEBILE fa cose di grande pregio, penso che saranno una bella parte del futuro del fumetto in Italia. GRIMORIO sembra essere qualcosa di strafigo, vedremo a Lucca. Poi ci sono BLANCA, SCIAME…insomma, i collettivi di qualità non mancano.

Tra web, la ricerca matta e disperatissima di un editore, e l’autoproduzione, quale strada ad oggi è più adatta?

Ho provato un po’ di tutto. Sceneggiatore per Francia, sceneggiatore per Italia, autore per entrambe, autoproduzione, illustrazione, sketcher per la moda, grafico… Per me la combo perfetta è autoprodotto in Italia con Mammaiuto e pubblicato poi in Francia: Mammaiuto alla fine riesce a dare un corrispettivo economico decente, vendere i diritti fa raggiungere la quadra, diciamo. In assoluto, consiglio l’illustrazione: il rapporto guadagno/tempo è infinitamente migliore e ci si può vivere anche in Italia; sennò, se proprio vuoi intraprendere il duro sentiero de fumettista, autore in Francia, autoproduzione in Italia. Il web per fare palestra e far girare il nome, senza farsi fagocitare.

Secondo ciò che hai riscontrato grazie alla tua esperienza, che consiglio daresti ai giovani autori esordienti?

Non fate le puttane, questo è un lavoro ma non solo questo: un libro fatto solo ed esclusivamente per soldi sono mesi, anni della tua vita buttati che vi lasceranno solo un grande vuoto. E comunque nessuno sta aspettando voi, quindi muovetevi, lavorate quanto potete, è l’unico modo per riuscire ad essere pagati alle vostre condizioni, e nemmeno sempre.

Grazie ancora per la tua gentilezza e la tua disponibilità.

Grazie mille a te, ci si vede a Lucca Comics (Self Area, Chiesa dei Servi, stand Mammaiuto). Ci conto.

Salvatore Vivenzio

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