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Oscar alla carriera per Jackie Chan

Jackie Chan ha ricevuto finalmente il tanto agognato  Oscar alla carriera.

L’attore, regista e maestro di arti marziali Jackie Chan, ha finalmente realizzato ciò che si era ripromesso da quando, ancora bambino, vide per la prima volta la celebre statuetta a casa di Sylvester Stallone: “Un giorno sarà mia”, aveva sentenziato.

E con la determinazione che lo ha sempre contraddistinto, salta oggi salta domani, rompi oggi rompi domani, ce l’ha fatta: qualche giorno fa, alla cerimonia dei Governors Awards, che riconosce appunto le carriere illustri del mondo della cinematografia, Tom Hanks ha voluto omaggiare i  50 anni sul set e i 200 film di Jackie Chan , consegnando nelle sue mani il tanto desiderato Oscar.

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Raggiante, il nostro Jackie Chan ha voluto prima di tutto manifestare l’orgoglio per le sue origini cinesi, e poi ha simpaticamente ricordato quante ossa si sia dovuto rompere prima di raggiungere questo ambizioso obiettivo. E non si parla di un semplice modo di dire: Jackie Chan si è distinto nella storia dei film di arti marziali anche perchè non usava stuntmen  (motivo che lo fa comparire addirittura nel Guinness dei primati), per cui sembra che ad ogni film riuscisse puntualmente a rompersi qualcosa! In tal senso l’episodio più grave avvenne durante le riprese di “Armour of God”(1986), quando cadde da un albero, sbattè su delle rocce e si perforò il cranio, rischiando di perdere la vita; in quell’occasione se la cavò miracolosamente con una protesi al cranio e il danneggiamento dell’udito relativamente ad un orecchio.

Un amante del cinema, Jackie Chan, che ha sempre unito questa sua passione a quella del Kung fu, così come aveva fatto il più conosciuto Bruce Lee, e anche di più: è stato, infatti, anche regista, autore delle canzoni dei suoi film, nonchè un abile caratterizzatore, interessato a bucare lo schermo con un personaggio non solo abile, ma simpatico, scanzonato, che non si prendeva mai sul serio e ne combinava di tutti i colori; inoltre, la serietà della tecnica marziale si sposa, con lui, in una filosofia di vita più leggera, meno drammatica, soprattutto mai violenta, come egli stesso non ha mai mancato di sottolineare.

Per chi non conosce il suo famosissimo “stile dell’ubriaco” consigliamo la visione di “Drunken master” e “Drunken master 2″:

Non avrà avuto modo di affrontare l’immenso Bruce Lee in combattimento (cosa che diceva di temere particolarmente!), ma nella battaglia cinematografica ha indubbiamente vinto lui.

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