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Leonard Cohen per me

Ed anche Leonard Cohen ci lascia, dopo David Bowie, dopo Prince, e tanti altri, anche Cohen ci saluta. Non prima di aver pubblicato, come Bowie, il suo ultimo album testamento, You want it darker.

Il poeta ci lascia ad 82 anni, informazione avuta dopo un comunicato stampa della Sony Music Canada.

“Con profondo dolore si comunica la dipartita del leggendario poeta, artista e cantautore, Leonard Cohen. Abbiamo perso uno degli artistici più visionari al mondo” proseguono parlando della commemorazione, e della richiesta di rispetto per la famiglia.”

Della sua dipartita ne ha già parlato la mia collega. Io parlerò di altro.

Leonard Cohen è sempre stato una sorta di sciamano per me, fin da quando ho memoria, è stato nelle mie playlist, assieme a Bowie, Prince, i Queen, Bob Dylan, Tom Waits e Nick Cave, oltre che ai Rolling Stones, e ricordo ancora quanto mi toccò le corde del cuore Halleluja, e quanto, nei momenti di sconforto e tristezza, io ancora mi aggrappi a quella canzone, che smuove quella emotività che da maschio cerco sempre di sopprimere. La sua voce, i suoi testi, il sound lento ma energico che crea, rimarranno sempre immortali ed inimitabili, ed ogni sua canzone invecchierà come un whisky eccellente, nel migliore dei modi.Questo genio della musica, esploso a fine anni sessanta, mostrò il pensiero della generazione più profonda, forse solo assieme a Bob Dylan, si dice, ma fece di meglio, in ogni suo disco, anche l’ultimo, è sempre riuscito a far parlare chiunque, ma sopratutto, riflettere e commuovere.

Amico di Andy Warhol, Nico ed i Velvet Underground – chi mi conosce sa benissimo della mia passione per i tre appena citati, ma sopratutto per Warhol – si fece influenzare, sempre secondo il suo stile, nel suo album del 1967, riuscendo persino a superare gli anni 80 mantenendo sempre lo stesso successo.

Non voglio aggiungere troppo altro, non sono un paroliere, e non vuole essere un necrologio, solo che, per qualche ragione inspiegabile, ci tenevo seriamente a dire la mia.

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