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The Fragile (1999) – Recensione

Dopo un disco epocale e (auto)distruttivo come “The Downward Spiral” (1994), il tour mondiale che ne seguì e alla collaborazione sonora con David Lynch per “Strade Perdute” (1997) con il singolo “The Perfect Drug“, il “One Man Band” dei Nine Inch Nails Trent Reznor a causa della costante pressione dei media e dell’interruzione di alcuni importanti rapporti personali, tra cui quello dell’amico batterista Chris Vrenna e del sempre più popolare e divinizzato Marylin Manson, decise di isolarsi nei propri studi per ridare vita ai suoi demoni e fantasmi e portare avanti il suo progetto musicale.

Cercando di abbandonare le emozioni d’odio contro la propria società espresse nel precedente disco per scavare maggiormente dentro se stesso con un processo creativo durato anni, Reznor, questa volta aiutato da Charlie Clouser, Alan Moulder e Adrian Belew, firma con “The Fragile” (1999) il suo album più personale e intimo, quasi un seguito ideale e diretto di “The Downward Spiral” che però dopo la prima parte esplosiva inizia ad allungare i tempi e a variare melodie ed emozioni, con testi sempre più riflessivi e malinconici che presentano sempre meno parentesi realmente rock.

Come dichiarato anche dallo stesso Reznor, “The Fragile” racconta le fatiche di un uomo che tanta di rimettere a posto la sua vita nonostante essa continui a cadere a pezzi, questa atmosfera decadente è perfettamente palpabile in gran parte dell’album e se nelle precedenti opere firmate Nine Inch Nails ad avere il sopravvento sonoro erano chitarre elettriche con distorsioni di ogni genere ibridate a un elettronica sempre più d’avanguardia, in questo saranno gli strumenti a corda, suonati nei modi più vari possibili, a personalizzare l’album e a innovare ulteriormente il sound della band.

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L’album, della durata complessiva di 1 ora e 43,  è suddiviso in 2 CD: “Left” e “Right“.

Left“, come accennato prima, presenta subito i punti più alti e metal dell’album, veri degni successori della spirale discendente, tra cui “Somewhat Demaged“, una rabbiosa lettera d’odio all’idolo che si è scelto di seguire crollando nell’impresa, “The Day the World Went Away“, brano poetico e decadente che si concluderà con un coro finale memorabile di chitarre distorte, “The Wretched“, ennesimo, ma sempre maestoso, scontro di Reznor contro i suoi rimpianti e tutto quello che la sua vita poteva essere, “We’re In This Together“, un’adrenalinico e inaspettato inno all’affrontare il destino scelto assieme alla persona che amiamo, e la maestosa title-track “The Fragile“, una ballata d’amore incorniciata da una perfezione sonora che lascia i brividi, senza alcun dubbio uno dei massimi capolavori mai raggiunti dalla band. 

Just Like You Imagined” è il primo di alcuni brani solo strumentali che troveremo lungo l’album che dovevano fare parte dell’idea principale di un terzo disco unicamente strumentale a causa dell’iniziale mancanza d’ispirazione dove, nonostante la mancanza della voce di Reznor, l’anima sperimentale e creativa del musicista rimane tangibile e innovativa.  A indirizzare l’album in vie sempre più intime e libere è la paradisiaca “La Mer“, ispirata dall’omonima opera musicale di Claude Debussy e composta in un momento doloroso della propria vita, sembra inizialmente affievolire quel dolore accarezzando la sua anima con le meravigliose note del mare, stesso mare che in “The Great Below” conclude questo primo disco riesumando dolore e sconfitta.

7vylkRight” mostra una nuova anima della band, con brani da seguire con più attenzione lasciandosi trascinare dalle cupe e complesse atmosfere costruite dove ormai l’elettronica e l’acustica viene fusa alla perfezione mixando sonarità industrial ad elementi sempre più gotici. Tra i brani più interessanti spiccano “Into the Void“, dove le melodie de “La Mer” vengono riarrangiate e “industrializzate” per un brano rock sorprendente e trascinante, la delirante e paranoica “Where Is Everybody?“, la particolarissima “The Big Come Down” dalle sonarità estremamente sofisticate, oltre ovviamente alla cattivissima “Starfuckers, Inc“, grande satira contro il mondo delle star e irresistibile ritorno  della band a sonarità Industrial-Metal.

The Fragile” è un album che fa delle sue mille sfumature il suo lato più interessante e meritevole, dove il suo principale autore per dargli vita ha cercato di riaprire quelle ferite personali che con “The Downward Spiral” non era riuscito a chiudere, e che forse aveva anche involontariamente alimentato, per poterle finalmente cicatrizzare. E da quanto dichiarato, e vedendo successivi lavori, questa volta sembra esserci riuscito.

 

VOTO: 8.5


Brani:

Left:
La Mer (*)
Right:

Ripe (With Decay)

(*consigliati)

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