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Consigli di sceneggiatura da Paola Barbato

Intervista a Paola Barbato, sceneggiatrice (per fumetti, teatro e televisione) e scrittrice (vincitrice de Premio Scerbanenco grazie al suo “Mani Nude” edito da Rizzoli”).

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Chi o che cosa è, secondo il suo personale modo di vedere e la sua interpretazione, uno sceneggiatore?

E’ una via di mezzo tra un ingegnere e un architetto. La sceneggiatura, soprattutto quella dei fumetti, è una struttura che deve reggere tantissimi elementi e creare un luogo da esplorare che deve seguire alcuni canoni estetici e altri canoni logici.

La motivazione principale per la quale lei fa la sceneggiatrice?

E’ stato assolutamente casuale. Io scrivevo e il mio desiderio era di vivere di scrittura. Ho scoperto poi che esistevano declinazioni diverse ed essa, mi è stato insegnato a sceneggiare e mi sono appassionata, un po’ come ci si appassionerebbe a una disciplina sportiva.

Qual è il compito principale di uno sceneggiatore?

Creare la storia che poi verrà disegnata e mettere il disegnatore nelle condizioni di realizzarla. Uno sceneggiatore non deve essere troppo invadente, un fumetto consiste nell’uguale apporto al risultato finale da parte di entrambi.

Come nasce la passione per la sceneggiatura? In quale momento ha capito che questa era la sua strada?

Non l’ho capito, la sceneggiatura per me è una delle tante declinazioni della scrittura. Che dovessi necessariamente scrivere per poter stare bene con me stessa l’ho compreso intorno ai 17 anni ma che potesse essere la mia professione l’ho capito molto più tardi, quando già scrivevo Dylan Dog da qualche anno.

Come si racconta una storia?

Ognuno ha il suo percorso, da parte mia traccio una linea ideale tra l’inizio e la fine e non mi impongo scalettature che irrigidirebbero la mia narrazione. La scrittura è un ricamo e va fatta con una buona dose di improvvisazione.

Qual è la principale differenza tra una sceneggiatura ed un romanzo/racconto? E la principale differenza tra uno sceneggiatore ed uno scrittore?

La stessa differenza tra discesa libera e slalom, nella scrittura di un romanzo è lo scrittore a doversi dare tutte le regole, è una sorta di navigazione a vista. La sceneggiatura ha delle regole intrinseche, invece, che aiutano la disciplina. Tra sceneggiatore e scrittore la sola differenza è la padronanza della tecnica, per il resto lo sceneggiatore E’ uno scrittore.

Quali sono le principali differenze tra una sceneggiatura cinematografica ed una fumettistica?

In quella fumettistica bisogna dare un apporto anche di regia, di scenografia, di recitazione, elementi che viceversa in cinema e televisione vengono curati da altri elementi dello staff.

Quanto di sè bisogna mettere in una storia?

Ognuno decide in base alla propria sensibilità, conosco autori che riescono a mantenere le distanze e altri che visi tuffano completamente. Non esiste una regola.

Lei come preferisce scrivere? Utilizza qualche volta i vecchi carta e penna, ha una macchina da scrivere, oppure oramai si usa solo il Pc? Preferisce Word o qualche programma specifico?

Lavoro usando solo Word e lavoro sia sul pc che sul portatile. Capita però che scriva dialoghi e appunti su qualunque supporto disponibile, cellulare, bloc-notes, scontrini.

Potrebbe dirci il libro, il fumetto ed il film che l’hanno maggiormente influenzata?

Impossibile ridurre tutto a un solo titolo. Tutta la produzione di King ha avuto un pesante ascendente su di me. “I racconti di zio Tibia” invece sono stati una grande forma di ispirazione soprattutto per i tempi narrativi. Cinematograficamente parlando sono onnivora, trovo che ci siano elementi interessanti anche in film che nulla hanno a che vedere con l’horror o il thriller. Amo particolarmente il regista Baz Luhrmann.

Che rapporto ha con i suoi personaggi?

Generalmente buono, ho una particolare empatia con gli antagonisti.

Dove trova le sue idee? Come cerca l’ispirazione? Come fa a capire se un’idea è giusta o sbagliata, buona o da buttare?

Le idee arrivano da qualunque parte, non esiste una fonte, bisogna intercettare ogni rivolo. Poi bisogna soltanto provare a scriverla per capire se funziona o meno.

Qual è la storia a cui tiene di più?

Difficile dirlo, sono legata a diverse storie per diverse ragioni. Amo molto “La scelta”, “Il tocco del diavolo”, “Oltre quella porta” (forse quella che più mi rappresenta) e “Lo specchio dell’anima”.

Cosa significa per lei “creare qualcosa di innovativo”?

Non ha un solo significato, l’innovazione può stare nel tema come nella modalità di raccontarlo come nella scelta di rappresentarlo. Uscire dal sentiero battuto è certo un buon inizio ma non è una garanzia. Si possono scrivere storie nuove già vecchie.

Quanto è difficile in Italia rompere gli schemi? Proporre qualcosa di nuovo?

Non è difficile, sta a chi propone avere coraggio. Gli schemi sono considerati uno spauracchio, ed è un punto di partenza sbagliato.

Ci racconta la storia di come ha fatto ad approdare su Dylan Dog?

Ho scritto una raccolta di racconti e nel 1997 li ho portati a tutti gli editori milanesi. Una copia l’ho lasciata alla Sergio Bonelli Editore nella speranza che potessero acquistarne uno per farne un soggetto di Dylan Dog. Invece Mauro Marcheselli mi ha offerto di provare a sceneggiare. Oggi quei racconti, dopo 20 anni, sono diventati un e-book dal titolo “Intermittenze”.

Ci darebbe un parere su due volti importanti del fumetto italiano : Tiziano Sclavi e Roberto Recchioni?

A Tiziano mi legano un profondo affetto e un infinito terrore. Mi sento molto legata sia a lui che a Cristina, ho imparato a sceneggiare sulle sue sceneggiature e il suo parere è quello che, unitamente a quello di Mauro, ha il peso maggiore, per me. Con Roberto c’è un rapporto diverso che è stato prima umano e poi professionale. Abbiamo un modo molto diverso di lavorare e ne abbiamo tratto vantaggio, vedere una cosa da due punti di vista è meglio che vederla da uno solo.

Qual è il suo rapporto con Dylan? Si sente una delle sue numerose donne o magari l’unica che è riuscita a tenerlo al guinzaglio?

No, ho sempre detto che Dylan come uomo non mi piacerebbe affatto. Abbiamo un rapporto affettuoso, quasi cameratesco. Poi, certo, io tengo il coltello dalla parte del manico.

Potrebbe parlarci della sua nuova raccolta di racconti : “Intermittenze”?

Non è una raccolta nuova, è la stessa con cui mi presentai in Bonelli 20 anni fa. Ho pensato che dovevo qualcosa a questi racconti (di cui molti mi chiedevano). Ne ho fatto un e-book che mi sono limitata a editare superficialmente. Credo che fosse giusto venissero letti così come li avevo scritti a 25 anni.

In quale veste si trova più a suo agio? In quella di romanziera, di sceneggiatrice per il teatro, per la televisione o per il mondo dei fumetti?

Non c’è una veste preferita, a me basta scrivere, che è il mio metodo di comunicazione primario. Poi per mia fortuna sono curiosa e mi piace provare cose diverse.

Una domanda molto personale : come si fa a diventare come lei? La ammiro davvero molto, è riuscita ad avere successo qualsiasi cosa abbia fatto, si è imbarcata in numerosissimi progetti, è riuscita a far valere la sua sensibilità e la sua capacità narrativa a prescindere dal formato con il quale andava a confrontarsi. E’ un genio della narrativa italiana.

Non sono nessuna di queste cose. Non mi spaventa lavorare, non ho paura di sbagliare, non ho paura di imparare, tanto che sto imparando ancora adesso. Non dico che l’impegno sia l’unica caratteristica necessaria, un minimo di talento alla base ci vuole, ma senza di esso non si va lontano. Faccio molte cose, è vero, e diverse di queste non sfociano in nulla, è un rischio che accetto di correre. Ma preferisco, sempre e comunque, provarci.

Se potesse dare tre consigli ad un aspirante sceneggiatore, quali sarebbero?

  • Leggere più sceneggiature possibili, del maggior numero di autori possibili, che trattino le tematiche più diverse nei formati più diversi;
  • Valutare sempre il proprio lavoro una volta disegnato, non solo la parte scritta. Collaborare con un disegnatore e chiedergli di realizzare una o più pagine scritte, perché la resa non è chiara finché non la si vede disegnata;
  • Farsi valutare da un professionista e prepararsi a una stroncatura. Un parere onesto, anche se non è quello che ci aspettiamo, è fondamentale.

Grazie per la disponibilità.

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