Home » Intrattenimento » Interviste » Intervista ad Ombretta Tavano

Intervista ad Ombretta Tavano

Bene o male si è capito che io adoro intervistare le persone, mi sento molto giornalista di Rolling Stones quando intervista qualche Rockstar. Ma vista la mia natura, le mie rockstar sono gli artisti, sia quelli affermati sia quelli in erba. Chi intervisterò oggi?
Oggi sotto le mie domande ci passerà Ombretta Tavano, giovine donzella di Catanzaro, che si descrive come “quella che disegna“. Ma visto che mi piace fare le cose in grande, ho incluso in questa intervista anche Alfredo Giusi, collega di questo sito, compagno di sbronze a distanza. Inoltre Alfredo è l’hipster che doveva revisionare questo articolo 4 mesi fa, e poi non lo ha fatto. E mica me lo ha detto eh.

Ombretta Tavano, ma chi è? A mio modesto avviso – ed io non ho mai torto – è una disegnatrice con tanto talento, con uno stile delicato e semplice, che ricorda in parte i disegni di Hugo Pratt. Chiunque, vedendo questo genere di lavoro si sarà detto “ok, non è difficile da rifare”, ma allora… fatelo.

I suoi disegni sono delicati, a tratti malinconici, con una dose di eros messa nel modo giusto. Una serie di illustrazioni, le sue, che rasentano eleganza e, a sommesso parere dello scrivente, pulizia. Dunque, iniziamo ora con le domande alla mitica.

Mars

Ciao Ombretta, facciamo un po’ la tua conoscenza con qualche domanda che riguarda te, la tua vita e il tuo lavoro. Leggendo quello che scrivi, non è difficile vedere quanto il disegno sia importante per te, e quanto questo sia per te un percorso verso il futuro, che potrebbe portarti a lavorare. Quando hai iniziato a disegnare e quando hai deciso che questa sarebbe stata la tua professione?

  • Ho iniziato a disegnare da quando ero piccolissima. I miei ricordi d’infanzia coinvolgono sempre matite, pastelli, pennarelli e qualsiasi cosa potesse servire per esprimermi in questa maniera. Successivamente ho intrapreso studi di tipo scientifico e, nonostante avessi sempre sognato di far diventare questa passione una professione vera e propria, ho iniziato a considerare seriamente l’idea solo a partire dal terzo/quarto anno di liceo, quando più persone hanno iniziato a darmi fiducia e ad incoraggiarmi a proseguire su questa strada.

Hai fatto studi di particolari per migliorare le tue abilità nel disegno? Oltre ad un eventuale liceo artistico – che non hai fatto – parlo proprio di corsi esterni.

  • No, non ho mai seguito corsi o workshop. Mi sarebbe piaciuto ma vivendo un po’ fuori mano dalle città più importanti ho sempre perso determinate occasioni, considerata anche la mia età che non mi permette spostamenti indipendenti. Ho tirato avanti con tutorial sul web o con libri che avessero a che fare con teoria del colore e tecniche varie, ma penso che la cosa che mi abbia aiutato maggiormente sia stata disegnare ogni giorno con una certa costanza.

Esiste un grande gruppo filosofico che divide l’artista dal lavoratore. Io per esempio, a conti fatti mi considero più artista che fotografo – abbandonando la concezione secondo la quale debbano essere gli altri a definirti artista, perché sennò si scrive una bibbia – a tal riguardo, tu in che ambito ti vedi oggettivamente? Personalmente, vedendo che lavori più con le emozioni, ti considero artista.

  • C’è sempre un dibattito gigantesco su questo argomento. Non mi sento di definirmi né in un modo né nell’altro; artista non credo di esserlo, e ancora non lavoro in questo campo. Generalmente penso che le cose debbano coesistere, e vale per l’arte figurativa ma anche per tutte le altre “categorie”. Per fare un prodotto di qualità, che sia lavoro o ispirazione, bisogna che il lavoratore sia artista e viceversa.

Collegandomi al discorso della fotografia, io sono partito dall’analogico, e sono passato poi al digitale, per una serie infinita di questioni. Tu preferisci il disegno artigianale, credo di capire. Ora, se ti dessero carta bianca, continueresti sempre con carta e matite, o passeresti al disegno digitale?

  • Prediligo il tradizionale perché mi fa sentire più vicina a quello che voglio rappresentare, e penso generi anche emozioni diverse stare a contatto con la materia piuttosto che davanti ad un computer. Dicendo questo non vado assolutamente contro l’arte digitale, anzi, penso che per alcune cosa sia molto più adatta di quella classica. Uso spesso software come Photoshop per sperimentare al computer e mi trovo abbastanza bene, anche se non ho mai approfondito davvero questa tecnica. Sta di fatto che l’arte non è tale per il supporto utilizzato ma per il concetto espresso; artisti che considero validissimi si servono di tablet o computer, c’è questa diatriba fra digitale e tradizionale che sinceramente non comprendo e non condivido.

Alfredo

Guardando i tuoi lavori si denota una grande positività e pace (anche a causa dei colori che scegli), accompagnata però da una malinconia “nostalgica” di fondo. Le creazioni di un astista in teoria dovrebbero rispecchiare anche la sua interiorità, è così anche in questo caso?

  • Sei più rivolta al fumetto o all’illustrazione etc: apprezzo moltissimo il fumetto e le tecniche artistiche che sono indispensabili per esso, ma mi sono sempre più incentrata sull’illustrazione, sia per una questione di affinità stilistica che narrativa. L’illustrazione concentra i concetti in una o poche immagini e penso sia più affine alla mia personalità e alle mie abitudini. Raramente ho usato la china od ho inchiostrato vere e proprie vignette, ma è uno stile che indubbiamente mi affascina molto e che mi piacerebbe approfondire in futuro.

Ti destreggi tra acquerelli, matite colorate e grafite. Quando usi la prima tecnica citata eviti la tridimensionalità, a favore di una bidimensionalità più grafica e meno pittorica. Quando usi invece le matite o la grafite noto che ami addentrarti nei dettagli, evidenziando e mettendo in risalto le giunture del corpo umano e le sue curve più interessanti. Per ora quale delle due tipologie di tecniche sta prendendo il sopravvento in quello che è uno stile in crescita?

  • Erotismo accennato etc: è un elemento onnipresente perché credo che sia uno degli aspetti fondamentali se si parla di uomo, ed è anche molto facile riconoscersi in un disegno che raffigura amore o sesso. Mi piace pensare che una persona, mentre guarda una mia illustrazione, possa pensare ad una propria esperienza e provare qualche emozione, tuttavia non amo rendere il tutto troppo esplicito proprio perché non sono interessata all’atto sessuale in sé bensì al coinvolgimento emotivo che dà.

Sei più rivolta al fumetto od all’illustrazione? Noto che eviti la china o comunque l’inchiostrazione, fondamentale per il disegno fumettistico: è una scelta stilistica o semplicemente non hai ancora sperimentato ?

  • Penso che le creazioni di un artista rispecchino sempre, in qualche modo, la sua interiorità e ovviamente io non sono un’eccezione. Esperienze personali dell’ultimo periodo mi hanno portata ad essere più malinconica sì, ma hanno anche addolcito il mio tratto e modificato i soggetti. E’ anche molto interessante “creare” dei personaggi (ne ho due ricorrenti ad esempio) e far loro vivere le mie stesse cose ed osservare la reazione di chi, non conoscendo le storie reali, immagina chi potrebbero essere o cosa potrebbero fare

Un erotismo accennato contraddistingue ciò che disegni: delicato, per nulla fastidioso o esplicito.
Per quale motivo è onnipresente? Pensi che le forme più “provocanti” del nostro corpo giochino un ruolo chiave nell’illustrazione?

  • Stile-acquerelli-matite-grafite etc: sono convinta che sia ancora presto per parlare di stile perciò mi piace molto variare. La tecnica con cui mi trovo meglio e che è più funzionale a ciò che vorrei trasmettere è senza dubbio quella dell’acquerello, più curata e sintetica, mi rilassa e crea delle atmosfere di serenità. Recentemente sono tornata da Londra e fortunatamente sono riuscita a cimentarmi nel disegno dal vivo, usando un tratto più nervoso e ricco di dettagli che mi soddisfa abbastanza. Credo che cercherò di portare avanti, in egual misura, entrambi questi stili perché si addicono meravigliosamente a due miei frequenti stati d’animo.

 

Comments

comments

Previous post
HIMYM ritorna in televisione?
Next post
Sanzoku no musume Rōnya, la serie coprodotta dallo studio Ghibli

No Comment

Leave a reply