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Jesus VR: Il primo film in realtà virtuale?

Forse il primo film ufficialmente in Realtà Virtuale, Jesus VR è stato interamente guardato con l’Oculus Rift e cuffie isolanti per garantire la massima concentrazione. Con queste premesse, ecco le nostre impressioni su questa nuova esperienza cinematografica.


Diciamo subito che il Nuovo Testamento può sicuramente essere un punto di partenza interessante in realtà virtuale, sebbene non brilli per originalità di contenuti, ne rivela comunque la natura escatologica. Sta di fatto che in questo articolo, il discorso è solo sul mezzo, non sul fine, altrimenti ci sarebbero troppi temi da tirare in ballo, ed allungherei inutilmente il brodo.

Partiamo dall’ingresso in sala. In primo luogo ci hanno fatto accomodare e spiegato in linee generali cos’avremmo dovuto fare: semplicemente mettere gli occhiali e non toglierli per nessun motivo, così come le cuffie. Una volta indossata l’intera “armatura”, tutti noi eravamo in fibrillazione, pronti per entrare in un mondo che ci avrebbe avvolti a 360 gradi per catapultarci in un’atmosfera realistica. Così NON è stato. Neanche lontanamente.

Gesù in una foto dal set, non dal film vero e proprio

È chiaro che è la prima volta in cui questo mezzo si mostra in termini ben definiti, in termini, quindi, cinematografici, ma non è una buona giustificazione per la bassa risoluzione che siamo stati costretti a sorbirci… Innanzitutto gli schermi erano sporchi, e questo in primis dava molto fastidio, ma, in secondo luogo, essendo un telefono Samsung zoommato, l’immagine appariva molto sfocata e piena di pixel visibili ad occhio nudo. I contorni delle figure, inoltre, avevano il bordo illuminato da tonalità di colore molto chiare, dal rosso all’azzurro, e qui il fastidio era molto più preponderante.

Per immergersi, poi, in una storia come questa dev’esserci una certa cognizione di causa. Gli attori sulla scena sono ripresi continuamente, senza stacchi, quindi devono essere perfetti nella presenza scenica, in particolare quelli non in evidenza, esattamente come a teatro. Ogni errore o imperfezione è quindi amplificato, e la personalità ed il talento degli attori di Jesus VR lascia molto a desiderare. Un esempio rapido: una comparsa aveva probabilmente una mosca che gli ronzava intorno, così ha mosso il braccio per scacciarla, ma dal suo movimento e dalla posizione, sembrava stesse mandando a quel paese Gesù… Ecco… Se io devo immergermi completamente nella narrazione, l’oculus rift non basta, dev’esserci una base più solida, le fondamenta della recitazione. Un altro esempio sarebbe la scena della morte di Gesù, quando i soldati si giocano il mantello di Gesù ai dadi, scena, però, ripresa in secondo piano, e chiunque ha potuto notare che gli attori avranno ripetuto la stessa azione almeno tre volte.

Uno spettatore normale dovrebbe d’istinto gettarsi nello sconforto vedendo un’evoluzione artistica del mondo cinematografico come questa, ma dulcis in fundo, una singola scena ha gettato speranza in questo strumento. Per qualche secondo, l’inquadratura è diventata una soggettiva di Gesù sulla croce. Vediamo quindi ciò che vedeva Gesù dalla croce, dallo sguardo sofferente delle donne alle risate dei soldati romani. Pochi secondi da brivido. Il mezzo è stato usato con senso, con cognizione di causa, appunto. Ho capito che le scene precedenti non potevano dire assolutamente niente per via della loro fissità, che non dava un particolare rilievo dei personaggi, i quali sembravano posizionati ad eguale distanza, rendendo evidente la finzione nonostante la totale immersione nella scena dello spettatore.

In conclusione il regista ci ha riferito che l’audio, nella versione originale, muterà rispetto a quello attuale: a seconda di dove lo spettatore guarderà, i singoli elementi dell’audio si scorgeranno con più o meno frequenza. Questa è un’ottima variazione che coprirà un difetto non indifferente. Infatti, in una scena in particolare, non sono riuscito a trovare immediatamente la figura del protagonista (Gesù ovviamente), nonostante sentissi la sua voce durante una delle torture. Il tutto si era tramutato in un “Trova Waldo” interattivo, e con una vena leggermente sacrilega.

Possiamo dire quindi che lo strumento può sicuramente risultare interessante se prenderà una giusta piega. Presentato in questo modo, il progetto non è niente più di un’involuzione del teatro. La finzione è totalmente esasperata, e quindi rovinata, per far posto all’immersione nella scena, ma crea una grande contraddizione in termini così facendo. Purtroppo, Jesus VR, mostra un ottimo strumento usato in pessima maniera. Una goccia rispetto al mare di possibilità che la realtà virtuale potrebbe presentare, ma ci sono, e questo punto non è da sottovalutare. Si sperava soltanto ad un inizio (quindi ad una premessa) molto più dignitosa. Il tempo ci dirà se si tratti dell’ennesima involuzione, o del futuro vero e proprio.

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