Dopo l’insipido The Bourne Legacy con protagonista Jeremy Renner, la saga di Bourne si rinnova col ritorno del connubio indissolubile Damon/Greengrass, e lo fa in grande stile. L’ormai ex agente Jason Bourne si è ritirato dalla scena, scomparso nel nulla dopo aver avuto un faccia a faccia con Ward Abbot, capo delle operazioni di “Treadstone”.

Ma il regista e il suo pupillo Damon dovevano trovare assolutamente un motivo per continuare la trilogia principale (non annovero The Bourne Legacy nel conteggio perché poco ha dato in termini di sviluppo della trama). E i due riescono brillantemente in questo intento. Abbiamo il rientro in scena di Nicky Parsons, ex-agente della CIA schierata dalla parte di Bourne,  la quale non riesce a stare in pace con se stessa e si infiltra dunque in un ritrovo di hackers a Reykjavik  per ricomporre tutti i tasselli mancanti del passato del suo “fidanzatino”.

Nicky e Bourne si incontrano dunque in Grecia, a piazza Syntagma, o almeno ci provano, visto che alle loro calcagna troviamo subito tutta la CIA, impaurita da un possibile ritorno di Bourne, considerando che nel frattempo un altro progetto con lo scopo di creare killer spietati, automi privi di sentimenti e morale, è in atto. Ed è proprio ad Atene che abbiamo la scena d’azione più brillante e spettacolare del film, è qui che Paul Greengrass esagera e per la realizzazione di un’unica scena sono state demolite oltre 170 auto.

Tutti i momenti più concitati vengono magistralmente diretti, le inquadrature “confuse e traballanti” rendono perfettamente il pathos scenico, la violenza e lo scontro duro e sanguinolento fra le due parti. In tutto questo tripudio di fuochi d’artificio però si ha la sensazione che qualcosa manchi, quel qualcosa è la profondità che meriterebbero i personaggi principali.

La sensazione di vuoto viene d’altra parte perfettamente colmata dalla sceneggiatura e in modo piuttosto elementare: se si conosce poco o nulla di Bourne e lo stesso è in cerca di informazioni sul proprio passato, non c’è motivo di far dire più di quindici, venti battute al protagonista, creando cosi una narrazione fatta di colpi di scena, flashback sul passato di Bourne  e scene d’azione scoppiettanti.

Bourne verrà inoltre affiancato da una fantastica Alicia Vikander, fresca di Oscar, decisa ad affermarsi sempre più sul panorama cinematografico internazionale, e da un sempre sul pezzo Vincent Cassell. Senza contare la straordinaria, in tutti i sensi, partecipazione di Tommy Lee Jones! Non riveliamo il ruolo nell’intreccio degli interpreti appena citati per evitare di rovinarvi la sorpresa, ma apprezzerete senza dubbio la loro collocazione.

In conclusione Jason Bourne è un ritorno gradito sulla scena di uno degli agenti che ha fatto la storia del cinema d’azione, seppur condito da non pochi momenti di già visto o sentito. La pellicola però riesce comunque a centrare l’obiettivo e non annoia mai lo spettatore, ma anzi lo invita alla riflessione e al collegamento dei vari tasselli di pari passo col protagonista.

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Classe 1990, viene cresciuto a suon di Tekken 3, Crash Bandicoot e Resident Evil, e ciò inevitabilmente influisce sulla sua psiche, dando origine a una creatura ossessionata da tutto ciò che è possibile giocare tramite un controller. Ha una grande passione per la scrittura e per il mondo del cinema in generale. Nel frattempo si è specializzato in Biologia Molecolare. Punti cardine della sua cultura nerd: Metal Gear Solid, Sin City, Spielberg e Scrubs.