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Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler: il teatro che non piace

Il mio giudizio sull’autore del testo, Massimiliano Parente, è stato subito offuscato da una sua risposta durante il dibattito. Alla domanda “Perchè qualcuno dovrebbe comprare il suo libro?” lo scrittore ha risposto in maniera seccante (tale sia nel modo che nell’effetto) “Perché sono un genio“. Frase forte ed incisiva. La cosa strana é che mi é pure piaciuta. E questo era solo l’inizio.

Il Più Grande Artista Del Mondo Dopo Adolf Hitler é uno spettacolo senza dubbio fuori dal comune, scritto, appunto, da Massimiliano Parente e diretto e interpretato, in maniera incredibilmente coinvolgente, da Filippo Renda e Beppe Salmetti. È stato in programma al teatro Elfo Puccini di Milano domenica 18 Settembre alle 19, subito dopo il dibattito, quasi a seguire in maniera simultanea.


La “storia“, se può essere così definita, ruota attorno ad un artista che spiega perché secondo lui Hitler sia divenuto un grandissimo artista, il migliore mai esistito. Un tema forse già visto e che può risultare banale, ma divertente. Finché l’attore, Filippo Renda, non ha fatto una cosa che pochi hanno fatto prima di lui. Ha invitato il pubblico a gridare a gran voce “Hail Hitler!“, ovviamente senza risultato. Pochi minuti dopo il pubblico non ha avuto problema alcuno a gridare “Raimondo Vianello“. Ecco il punto. La parola Hitler é ormai centrale nella nostra mente. Non é più un nome, é un’idea dentro di noi, che richiama il gesto, non la persona in sé. Se allora riesco ad approfondire e a ricavare un messaggio anche profondo daquell’ora e mezza di spettacolo, perché non mi é piaciuto? Ho impiegato una giornata intera di riflessione per capirlo, e ci sono arrivato ripensando al dibattito: “Avrà utilizzato ironia nel dire che é un genio?!” mi chiedevo. “Se era ironico però non ha funzionato, perché ha usato l’ironia per far trasparire e al contempo non trasparire ciò che é/si crede, quindi un genio. Una metafora METALINGUISTICA non molto efficace, perché annulla l’effetto dell metafora” e poi ho capito… Questo ragionamento poteva tranquillamente essere applicato al suo spettacolo. Ha reso arte una parodia dell’arte, ecco l’errore, ecco perché mi ha fatto storcere il naso.

Massimiliano Parente, scrittore

 

Il palcoscenico é divenuto una parodia-ammirazione dell’arte contemporanea, finendo per l’essere nel posto assolutamente più sbagliato che vi sia: la parodia talmente in antitesi con ciò che ha per soggetto che finisce per emularlo, per diventare parte di esso. L’arte contemporanea, o parte di essa, ha perso il suo significato. Ora tende maggiormente a voler dimostrare un determinato stile, ad ostentare e distorcere i canoni, ma non per il risultato, bensì per il gusto di fare azioni con irriverenza. Questa parodia diventa essa stessa arte contemporanea, mostrando ed ostentando l’oggetto della sua critica, ma diventando inevitabilmente come esso.

Fare discorsi sull’arte é qualcosa di estremamente complesso. Non vi é nulla di più soggettivo, infatti il mio discorso verteva sulla messa in scena. Il messaggio c’é e vale la pena ascoltarlo. V’invito quindi a dare un’occhiata al libro omonimo da cui é stato tratto questo spettacolo, dello stesso autore Massimiliano Parente.

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