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Black Science: per me è la Cipolla!

“Al peggio non c’è mai fine”, questo è, praticamente, il concept attorno cui Black Science ruota tutta la sua narrazione. Andiamo per gradi.
Un gruppo di persone capeggiato da Grant McKay, anarchico scienziato dalle grandi potenzialità, si ritrova catapultato da qualche parte nell’infinito cosmo di strati derivante dal viaggio nelle realtà parallele, definito per comodità dagli stessi personaggi come “la Cipolla“. Per affrontare questo tipo di percorso interdimensionale, il gruppo si è affidato ad un apparecchio inventato da Grant, il “Pilastro” che permette il salto di realtà.

 

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La sensazione che si ha quando per la prima volta gli occhi cadono sulle pagine di Black Science è abbastanza confusionaria ma per nulla fastidiosa. Questo è dovuto alla grande maestria di Remender che, come ben sappiamo, si è affermato come uno sceneggiatore di tutto rispetto ( per chi ancora non conoscesse Deadly Class, noi vi invitiamo a rimediare subito ).
L’obiettivo del gruppo è quello di tornare a casa, nella realtà di partenza e, anche se i singoli volumi editi da Bao Publishing presentano vari e sfaccettati punti di vista, possiamo affermare con certezza che in assoluto il vero protagonista della storia è Grant o meglio: i suoi errori.
La carta vincente del fumetto, oltre che a detenere una narrazione frenetica mozzafiato, è senza dubbio l’estrema caratterizzazione che l’autore ha voluto dare al suo protagonista. Grant non è un semplice e brillante scienziato infatti, ma uno stratega fallito, un padre assente e un marito traditore. È un uomo tempestato dal dubbio e dall’incertezza che molte volte lo spinge a mollare, e il fatto che sia proprio la sua invenzione, il Pilastro, ad aver portato l’intero gruppo alla sciagura ne diviene estrema rappresentazione del personaggio.

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Remender espone la sua personale idea di fantascienza attraverso un racconto che non lascia spazio al respiro. Ogni volume si sostiene attraverso eventi rapidi senza esclusioni di colpi. Diventa una lettura talmente veloce e adrenalinica che si ha la sensazione di trovare colpi di scena ogni due pagine ignorando il fatto che invece se ne sono sfogliate dieci o addirittura quindici. Insomma, con Black Science Remender offre una storia vissuta in corsa, dove il passato prende forma attraverso piccoli ma fondamentali flashback somministrati in maniera così immediata che già dopo il primo volume ci sembra di conoscere i personaggi ormai da una vita, senza contare il contributo assolutamente magistrale di Matteo Scalera.
Già, Matteo Scalera, senza di lui questo fumetto non potrebbe certamente dirsi completo. Se grazie a Remender lo spirito e la forte presenza di Grant offrono lo scheletro emotivo di un personaggio davvero sensazionale, il tratto di Scalera ne delinea una fisicità dalla caratterizzazione schiacciante. Il volto sempre accigliato, il dettaglio che viene imposto nel dinamismo delle pose in continuo movimento, perfino la costruzione delle vignette nelle tavole esplica tutta quest’eleganza scatenata, quasi impazzita che trasuda dalle pagine di Black Science.

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Un’opera sicuramente non pensata per chi è alle prime armi rispetto il fumetto in quanto tale, ma che ci sentiamo di consigliare a tutti gli amanti di Remender nonché per chi, ormai stufo della fantascienza convenzionale, è in cerca di un qualcosa assolutamente pregno di freschezza.
Noi di The Brain of Pop Culture, per chi fosse interessato, proponiamo di acquistare i primi tre volumi disponibili possibilmente tutti insieme. In redazione ci siamo accorti che è stato impossibile passare un giorno dopo la prima raccolta senza scoprire come la storia continuava. Dovevamo sapere! Era diventata una questione prioritaria.

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