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Arrival, il nuovo film di Villeneuve – Recensione

Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg parlava di come gli umani reagivano all’arrivo degli alieni, infatti il regista incentrava tutto il film sulle persone e sulle loro storie, gli alieni si vedevano solo verso la fine. Con Arrival, Denis Villeneuve compie, più o meno, la stessa operazione.

Su vari punti della Terra atterrano diverse astronavi. Ogni paese ha una propria squadra speciale per studiare la situazione e quella americana chiama Louise Banks, la maggior linguista del mondo. Sarà lei a scoprire cosa vogliono questi alieni e la risposta potrebbe salvare la Terra, ormai sull’orlo di una guerra globale.

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Gli alieni sono solo delle metafore. Villeneuve ci parla dell’umanità, ogni paese infatti reagirà diversamente all’arrivo degli extraterrestri, la Cina sarà la prima a mostrare intenzioni ostili verso queste astronavi. Come la storia insegna, l’incontro tra due civiltà diverse può portare a due esiti differenti: la guerra o un’armonica convivenza. La stessa Louise, citando uno dei tanti incontri storici, rammenta che per evitare una guerra bisogna capire il prossimo, in questo caso gli alieni.

Il focus principale su cui Villeneuve si pone è proprio la lingua, strumento utile per comprendere il diverso. Saranno proprio le competenze linguistiche di Louise a salvare l’umanità. La comunicazione non avviene solo con gli alieni, ma anche con le equipe degli altri paesi, sempre pronte ad aggiornarsi tra loro in caso di ulteriori sviluppi. Viene così esaltato il dialogo, strumento di coesione tra i popoli.

Il tempo è un’altra tematica del film. Villeneuve pone il film su due piani temporali diversi e questo serve a farci entrare di più nella vita personale di Louise, interpretata magistralmente da Amy Adams. Questo tipo di struttura ricorda molto il cinema di Christoper Nolan, in particolar modo Interstellar.

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Nella prima parte del film il ritmo è lento ma funzionale, questa lenta progressione degli eventi serve a costruire la tensione che c’è tra gli umani e alieni perché uno potrebbe attaccare l’altro. La pellicola assume così toni da thriller.

Arrival, presentato alla 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, si pone come un ottimo banco di prova nel genere sci-fi per il regista di Prisoners e Sicario, impegnato attualmente nelle riprese di Blade Runner 2.

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