Ci siamo, finalmente! Ho letto per The Brain il nuovo fumetto di Brian Vaughan e non vedo l’ora di parlarvene, ovviamente con la dovuta premessa: ormai mi sono affezionato ai miei lettori e non ho assolutamente voglia di farli scontenti, vi metto a disposizione quindi la mia anteprima di Paper Girls, assolutamente priva di spoiler e determinata da un’analisi il più oggettiva possibile. Bando alle ciance ora, cominciamo!

Eh già, anche questa volta è stato fatto il colpaccio. Brian non solo parte scoppiettante ma ci regala un introduzione dal carattere narrativo pressoché enigmatico, condito da un’ottima prova artistica rispetto il tratto personale di Cliff Chiang ( che gli amanti del fumetto ricorderanno nelle recenti testate di Wonder Woman) che non si trattiene nemmeno un instante.
Le prime quattro pagine, infatti divengono un’esplosione di colori assolutamente diversi fra loro ma perfettamente armonizzati, passando da toni scuri a pigmentazioni sgargianti che conferiscono all’occhio un gusto già dall’inizio sempre crescente. Per questo bisogna ringraziare Matt Wilson, il colorista di questo nuovissimo fumetto, che non solo trova una linea di corrispondenza rispetto le matite di Cliff Chiang ma allo stesso tempo rispetta in maniera congrua le atmosfere narrative edificate da Vaughan.
Ci troviamo in un piccolo paesino agli sgoccioli degli anni 80 ( 1988 più precisamente ), dove un piccolo gruppo di ragazzine s’incontra ogni notte di Halloween per portare i giornali alle case degli abbonati. Erin, la protagonista spesso sola in questa ronda, si unirà a loro per un fortuito caso del destino, che la vedrà al centro poi di un’avventura davvero spettacolare.

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Per chi è avvezzo alle sceneggiature di Vaughan, non potrà non notare alcuni attributi che lo scrittore si porta dietro ormai dai grandi lavori in cui si è adoperato nel corso del tempo. L’introduzione infatti, quelle prime quattro fantomatiche pagine citate qualche riga più su, ricordano per alcuni versi stilistici un certo personaggio di una più nota serie chiamata SAGA, ma non temete, nessuna scopiazzata, nessun ripetere se stessi. Piuttosto è un dubbio, un intreccio che si aggroviglia fin dall’inizio e che spinge il lettore ad andare avanti. Più le pagine si susseguono infatti, più si comprende come l’impronta, il setup del mondo e dei personaggi, ha un valore sempre allineato con se stesso e che non va mai fuori strada.
Ovviamente lo stesso gruppo delle ragazzine, qualche volta in fuga e qualche volta all’inseguimento, ricorda un altro gruppetto di piccoli supereroi a cui Vaughan ha dato la nascita. Nel caso ancora non fosse chiaro, parliamo di Runaways, di cui io stesso ho scritto un articolo tempo fa, riguardo il suo primo ciclo narrativo.
insomma, Paper Girls non è un riproporre certe strutture narrative tanto care allo sceneggiatore quanto invece mescolarle e tradurle in qualcosa di davvero nuovo.

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Adesso prendiamoci un momento, però. Pensiamo al titolo dell’articolo e chiediamoci perché ho scelto quelle parole. Ovviamente gli anni 80 sono serviti per suggerirvi il contesto storico e sociale in cui la trama svolge i propri fatti, ma il resto?
Apple Device, molto strano ma assai interessante. La Mela di Steve Jobs assume un connotato assai preponderante nella storia senza però scadere nel ridicolo o nel banale. Mi verrebbe da dire quasi che l’introduzione della Apple ( non dichiaratamente esplicata con il suo nome di fabbrica ), parte come un guizzo di genialità e finisce con l’essere un mindfuck totale, ma di quelli architettati, che trovano le proprie risposte pagina dopo pagina e che, al tempo stesso, alimentano tutte le domande che il lettore riesce a porsi.
La Apple non solo diventa strumento per uno svolgersi degli eventi assolutamente imprevedibile, ma mescola l’elemento fantascientifico a quello… giurassico?!
Si. Giurassico, e non parlo di milioni di anni fa, ma del periodo storico in cui è ambientato il fumetto e di alcuni caratteri che gli vengono attribuiti. Questa nostra nuova mela della conoscenza, collegata nell’epoca che viviamo troppe volte alla mela del peccato di Adamo ed Eva, diviene il portale che Vaughan utilizza per collegare non solo due epoche ampiamente lontane fra loro, bensì due mondi totalmente differenti. E parliamo di usi e costumi caratterizzati in maniera magistrale, idiomi e modi di dire ragionati secondo una linea che aiuti la trama a creare quelle diversità fondamentali che troveranno il lettore a sentirsi spaventato e minacciato come le protagoniste di questo fumetto.

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In sunto, avrete la possibilità di stringere fra le mani uno dei migliori lavori fumettistici degli ultimi anni. Menzione d’onore per la Bao Publishing che ci regala una traduzione ben curata e due formati ( brossurato per la cover normale e cartonato per la Variant cover ) che nella libreria fanno sempre la loro bella figura. Tra l’altro impossibile non complimentarsi con la casa editrice per il colpo di genio, volontario o meno, di trasporre un fumetto che fa degli anni 80 un elemento di fascino imprescindibile, subito dopo che il popolo italiano è stato ammaliato dalla serie Netflix Stranger Things ( di cui si, ho scritto un articolo che posterò qui in basso insieme a quello di Runaways ).
Il fumetto esce domani, 25 Agosto, e se fossi in voi non ci penserei due volte a recuperarlo.
Alla prossima!
Link per acquistare Paper Girls
Link Bao Publishing Shop
Link Articolo Runaways
Link Articolo Stranger Things

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