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Suicide Squad – La Recensione

DI GIANMARCO BONELLI

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Allora, è tutto molto semplice: Un ente governativo segreto chiamato “Task Force X” recluta i peggiori supercriminali del pianeta, imprigionati in carceri di massima sicurezza, per compiere pericolose operazioni clandestine e salvare il mondo da una potente minaccia in cambio della grazia e di una riduzione della pena.

Ecco, è proprio su questa semplice premessa che si basa l’attesissima pellicola Suicide Squad, scritta e diretta da David Ayer (regista dell’ottimo Fury), considerata il vero cavallo di battaglia del nuovo DC Cinematographic Universe.

Si è parlato moltissimo durante l’anno di quanto questa folle pellicola potesse lasciare il segno nel mondo dei cinecomic per via del fatto che, per la prima volta, a fare da protagonisti sarebbero stati i cattivi interpretati nientemeno che da carismatiche top star dell’industria quali Will Smith, Jared Leto, Margot Robbie e Viola Davis. Ma è andato tutto bene? In parte.

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Suicide Squad inizia mostrandoci subito di che pasta è fatto. Pochi secondi e ci ritroviamo catapultati nel carcere Belle Reve dove, cullati dalle note di House of the rising sun, facciamo conoscenza dei più letali criminali del mondo. Le prime presentazioni sono dedicate nientemeno che a Deadshot ed Harley Quinn, le due colonne portanti del team, entrambi tormentati da flashback sul loro burrascoso passato. Sia Will Smith che Margot Robbie interpretano ottimamente i personaggi, mostrando i loro lati peggiori e malati ma anche quegli spiragli umani di un passato ormai evanescente. Proprio tramite i (troppi) flashback sopracitati della folle ragazza facciamo conoscenza del tanto atteso Joker interpretato dal premio Oscar Jared Leto scoprendo così come il loro amore folle sia sbocciato. Ed è qui che sorgono i primi veri problemi del film. Le scene tra i due pazzi amanti sono tra le più riuscite di tutto il film ma hanno subito dei tagli davvero netti ed evidenti non permettendo così ad entrambi gli attori di poter spiccare e risultare perfettamente alchemici come avrebbero dovuto essere. La campagna marketing (ingannevole) della Warner Bros aveva mostrato al pubblico un Joker molto presente in più scene della pellicola e le interviste e i dietro le quinte sono state per buona parte sempre dedicate al personaggio ed alla performance studiata e meticolosa del suo interprete. Ma una volta che si entra nel mondo di Suicide Squad poco rimane di tutto ciò e l’amaro in bocca si fa sentire ogni volta che il clown del crimine entra in scena, poiché si ha come la sensazione di poter soltanto guardare una splendida torta senza gustarla. L’interpretazione di Jared Leto è di un livello superiore e lo si nota subito grazie ad una mimica facciale mostruosa che dona al personaggio quella folle e spietata imprevedibilità che da sempre lo contraddistingue nelle sue molteplici apparizioni cartacee e non, ma a causa dei tagli e del montaggio manca sempre di quel momento clou che gli avrebbe permesso di lasciare il segno anche in un minutaggio tutt’altro che elevato.

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Tornando al film, un merito va dato al regista David Ayer che in poco più di due ore riesce a gestire bene ogni elemento della squadra dandogli il giusto spazio in ogni occasione. Non mancano momenti più emotivi per ogni membro della squadra suicida e persino due personaggi come Killer Croc e El Diablo, apparentemente ruote di scorta del carro, hanno i loro momenti di gloria e anzi l’ultimo citato gode di una storyline molto approfondita e riflessiva che lo rende estremamente interessante ed accattivante portando lo spettatore a provare anche empatia per lui.

Chi si perde nel nulla è invece Cara Delevigne, alla quale è stato riservato il duro ruolo dell’antagonista. Il suo personaggio, l’Incantatrice, non “incanta” mai a causa di una performance non convinta che non riesce a rendere giustizia ad una strega millenaria con i poteri di un dio. Aggiungiamoci anche che il suo piano per distruggere il pianeta risulta incomprensibile e per lo più esteticamente orribile e la frittata è fatta. Dove il regista statunitense si è applicato meno è invece in fase di scrittura della trama, che risulta piatta e priva di un qualsiasi picco epico (salvo la sequenza finale) che avrebbe assolutamente giovato ad un film come questo. Da un gruppo di supercattivi dai poteri unici tutti avrebbero voluto vedere qualcosa di più che una camminata da punto A a punto B condita con scazzottate e proiettili a non finire.

In definitiva, non è facile riuscire a trovare un identità a Suicide Squad. È un buon cocktail di umorismo e oscurità, mescolato però con una certa superficialità ed ingenuità in più frangenti che non gli permettono di essere indimenticabile e gustoso. Ogni volta che esso cerca di spingersi oltre e premere l’acceleratore viene fermato sul più bello da una paura e timidezza di fondo di star facendo qualcosa di eccessivo e spietato. Ed è un peccato, perché se non ci fossero stati limiti e tagli ovunque probabilmente adesso staremmo parlando del cinecomic più riuscito degli ultimi anni e non di un esperimento riuscito a metà. Le forbici vanno usate con cautela o si rischia di far danni alla propria opera, cara Warner Bros.

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