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Marvel e DC tra reboot e rilanci: la fiera dei #1

Il mercato del fumetto è in cambiamento, questo è chiaro a chiunque segua il media ed in particolar modo chi segue direttamente il mercato americano. Le case editrici di fumetti più popolari nel mondo, la Marvel Comics e la DC Comics, stanno cambiando il loro modus operandi creando una linea editoriale più fresca e facile da seguire.

Come funzionano le nuove linee editoriali Marvel e DC piene di albi con numerazione #1 ?

DC, nell’ormai distante 2011, lanciò il suo nuovo reboot (che poi si è scoperto essere un rilancio) “New 52”, mentre Marvel nel 2012 ha optato per un rilancio soprannominato “Marvel NOW!”, con altrettanti “ri-rilanci” come “All-New Marvel NOW!”, “Avengers NOW!” e infine “All-New All-Different Marvel”.

Cosa sono brevemente i reboot e i rilanci?

Ciò che accomuna le due mosse editoriali è che entrambi sono degli starting-point per i nuovi lettori, ovvero degli ottimi punti di inizio per chi vuole affacciarsi al panorama fumettistico supereroistico, inoltre entrambe prevedono una rinumerazione accompagnata da nuovi team creativi al lavoro sulle testate. La differenza risiede nella continuity (la storia dell’universo narrativo): mentre nei reboot questo elemento viene azzerato fino ad un determinato punto dell’universo narrativo, nei rilanci la continuity rimane immutata e si identifica come una mossa editoriale per lanciare nuove serie, nuovi status quo,  una nuova numerazione e nascono in base ad un cambiamento della continuity, causato (solitamente) da un evento crossover tra le varie testate. Attualmente anche la DC Comics sta preferendo i rilanci, come l’appena pubblicato “DC Rebirth” che ha fatto molto parlare di se e che prevede, come particolarità, l’uscita quindicinale delle testate più importanti. Dopo questa infarinatura all’attuale linea editoriale di queste due enormi case editrici, poniamoci la domanda da un milione di euro:

Perché questo cambiamento?

Le risposte possono essere molteplici, una delle più semplici, ma non forse la reale, sono le vendite. Come abbiamo già detto, queste nuove linee editoriali prevedono una rinumerazione e un cambio di team creativo. A prova di ciò i dati di vendita mostrano come i primi numeri delle nuove serie siano quelli che vengono maggiormente acquistati, anzi da qualche anno sono proprio i #1 ad essere i top selling dell’anno, come mostra questo grafico realizzato da Comichron.

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Vedendo tale grafico viene anche naturale pensare che, con questa strategia editoriale, le vendite generali del mercato siano in ascesa, ma dai dati concreti non è quello il risultato. Per quanto questi #1 siano top selling, le vendite scendono di mese in mese, prendiamo come esempio Aprile e Maggio 2016. Secondo un articolo di CBR che analizza le vendite del distributore Diamond (il più importante nel mercato USA, in ambito di fumetti), le unità fisiche vendute (stimate) erano 6,365,186, scese di 573,541 unità ad Aprile e con un ulteriore diminuzione di 1,649,214 unità a Maggio. Quest’ultimo mese citato era poi particolarmente importante data l’uscita di “DC Universe: Rebirth #1”, albo centrale per questo rilancio, che tutto sommato ha venduto 235,791 unità fisiche (stimate), diventando il top selling di Maggio.

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Nonostante la deludente direzione del mercato, comunque questi #1 vendono relativamente bene se paragonati all’ammontare delle unità vendute in generale, ma ancora non ci si spiega perché il lettore preferisca i #1. Ormai non è più complicato recuperare pezzi di continuity o trame necessarie per iniziare a leggere una serie già in corso: Internet è un ottimo mezzo per recuperare sunti di storie passate, ci sono app come Comixology che permettono di poter recuperare direttamente vecchi eventi o vecchi albi singoli.

Quindi perché continua ad esserci questa tendenza dei #1?

Joshua Williamson (sceneggiatore di Flash, Nailbiter, Birthright) cerca di spiegare il tutto con l’esempio degli “applecart”, ovvero dei venditori di mele. Immaginate che vi siano due venditori di mele in competizione nella vostra città, entrambi vendono lo stesso numero di mele ogni mese, per facilitare il ragionamento facciamo finta che ne vendano una a testa. Per venderne di più però, uno dei due venditori decide, a Gennaio, di mettere sulle sue mele un bollino con scritto su “#1”, essendo nuove e differenti rispetto alle precedenti. L’altro venditore non intende farlo e dice: “Non durerà molto, diventeranno vecchie col tempo, agli occhi dell’acquirente, e ti ritroverai da dove avevi iniziato.”. Arriva Gennaio e il primo venditore vende dieci mele, mentre l’altro continua a venderne una; ma il mese successivo tutti e due venderanno sempre una mela a testa. Il secondo venditore, ridendo, dice: “Hai visto? Te lo avevo detto.”, ma giunta la fine dell’anno, il primo venditore ha comunque venduto nove mele in più rispetto al precedente, 1 – 0 per il venditore 1. L’anno successivo, facendo la stessa mossa, il venditore 1 potrebbe non vendere nemmeno una mela, perché i suoi acquirenti sono frustrati da questa scelta di marketing e andare a comprare le proprie mele altrove, d’altronde sono pur sempre normali mele; ma questo non succederà o almeno non è ancora successo. Ovviamente il ragionamento può cambiare in casi eccezionali: molti tuoi clienti hanno preso le mele #1, le hanno gradite e lo dicono ai loro amici, così che il mese successivo venderanno di più le mele #2.

L’esempio è in se banale, ma funziona perfettamente nello spiegare perché Marvel e DC stiano operando in questo modo. Come si evince anche da ciò che dice Williamson, parte delle vendite è causata anche dalle ottime reazioni e dal passaparola, diventato ormai digitale e condotto principalmente dai siti di informazione relati al media e dai social network. Siti come CBR o Newsarama preferiscono ovviamente parlare dei nuovi #1 rispetto ad un particolare albo di una serie già in corso, perché è lì che confluisce l’attenzione: ad esempio si parla di un “Capitan America: Steve Rogers #1“, rispetto ad un “Vision #8“, paragone che vede il primo albo di una qualità nettamente inferiore rispetto al secondo nominato.

Avendo risposto al quesito principale, rispondiamo ad una domanda che è consequenziale a ciò di cui abbiamo discusso finora:

Possono ancora esistere le testate ongoing ovvero serie che sono già iniziate da diverso tempo e che vantano una numerazione ormai elevata?

Secondo quanto detto da Tim Seeley, sceneggiatore di Revival (Image Comics), no: “Più andiamo avanti, meno persone comprano il mensile, nonostante il fumetto mantenga la stessa qualità e lo stesso team creativo. Il segnale lanciato dei lettori e dai rivenditori sembra essere ‘non fate storie lunghe, fate reboot o rilanci’.”.

Nonostante ciò, ci sono alcune serie che continuano a vendere senza rilanci di alcuna sorta. E’ questo il caso di “The Walking Dead“. Si potrebbe dire però che i dati di vendita sono alti soprattutto grazie al telefilm, ma non è così. Seguendo questo ragionamento anche Marvel e DC dovrebbero avere gli stessi dati (più o meno) tra serie TV e film. La formula per l’ottenimento di tale risultato è ben diversa e rientra nelle scelte editoriali, come afferma Joe Keatinge, editor e sceneggiatore di alcune serie Image Comics, che ha seguito molto da vicino lo sviluppo di Walking Dead: “ Il lancio del #1 ha fruttato 7,000 unità e ora vende attorno alle 70,000. E no, non è accaduto grazie allo show. Ho avuto modo di vedere in prima persona gli andamenti delle vendite. E’ stato qualcosa costruito nel lungo periodo, tramite un mix che prevede il raccontare una storia avvincente, sviluppare una raccolta dei numeri precedenti incoraggiando i lettori a scegliere qualsiasi formato preferissero e facendo le giuste mosse quando altri media sono subentrati in tale contesto.”.

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In effetti, come viene detto nell’intervista, è anche grazie alle vari edizioni con cui è reperibile il fumetto a decretarne parte del successo. Un esempio basilare sono le vendite dei TP, i cosiddetti “Trade Paperback”, ovvero un formato che contiene un intero arco narrativo, composto di solito da quattro o sei albi di una serie. Ciò probabilmente accade perché contengono una storia per certi versi definibile “conclusiva”: compri il TP del secondo arco narrativo di Moon Knight e leggi una storia nella sua totalità, sicuramente sono presenti alcuni riferimenti al precedente story-arc, ma questi non sono essenziali per comprendere la storia raccolta nel volume. Invece di dover prendere il singolo albo mese dopo mese, si ha un contenuto completo e immediato. Una storia che normalmente avresti letto in 5 mesi, tramite il TP la leggi tutta in una volta. Anche se perfino in questo caso ci sono diverse variabili, ad esempio alcuni archi narrativi possono essere raccontati tramite dieci o dodici albi e quindi essere poi suddivisi in due o più TP.

In conclusione…

L’argomento è davvero vasto e attualmente, almeno dalla Marvel, sembra iniziare ad esserci un cambio di tendenza. Dopo “Civil War II“, evento estivo dell’anno della casa editrice, sembra esserci un ennesimo rilancio rinominato “Marvel NOW!”, ma che a detta dell’editor Tom Brevoort non vedrà una rimunerazione di tutte le testate, bensì la pubblicazione di nuove serie; così facendo le vecchie continuerebbero il loro regolare corso. Anche se quest’ultima dichiarazione è ancora da verificare, una cosa è certa: la massa dei lettori preferisce avere un contenuto fresco (nuovi #1) e immediato (TP), mentre c’è ancora una cerchia (in cui mi ritrovo) che apprezza il cambiamento o il rilancio, ma che è stufo di vederne uno ogni anno e preferisce che le testate tornassero ad essere delle ongoing e non delle miniserie. Se volete espandere la vostra conoscenza sull’argomento vi consiglio di leggere l’articolo di SKTCHD da cui ho preso diverse informazioni per esporvi il problema al livello base, ma come già detto l’argomento è ben più grande e l’articolo indicato lo tratta con maggiori tecnicismi.

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