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Celluloide di carta: La storia dei Cinecomics targati Marvel/DC!

  1. “Una volta ho sentito dire che il simbolo di Superman è secondo solo alla croce cristiana in fatto di notorietà”

Zack Snyder

Il mondo del cinema è ormai travolto da diversi anni da un’irrefrenabile ondata di supereroi, trasposti dalla carta alla pellicola per narrare le loro più grandi avventure su uno schermo.
Quello dei cinecomics è un fenomeno sviluppatosi nel tempo, attraverso un travagliato percorso di successi/insuccessi culminato con l’esplosione ai box-office di tali pellicole, una volta trovata la ricetta vincente.

Il primo lungometraggio tratto da un fumetto risale al lontano 1966, quando Batman – The Movie della DC Comics irruppe infelicemente nelle sale cinematografiche. Situazioni grottesche farcite di un trash esagerato e a tratti involontario contraddistinguevano questa singolare pellicola in cui Adam West si destreggiava nella sua tutina da pipistrello di seta combattendo squali di gomma con il suo“bat-repellente per squali” (un eroe davvero previdente). Questa trasposizione cinematografica delle avventure del cavaliere oscuro, che a quei tempi agiva anche sul piccolo schermo con una serie omonima ben più funzionante, lasciò intendere che il mondo vedeva i cinecomics come delle mere avventure colorate dalla facile risata e al limite della parodia.

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Per fortuna questo tragicomico insuccesso venne oscurato dalla Warner Bros, nel 1974, con una pellicola assai migliore nonché vera capostipite dei film tratti dai fumetti: Superman di Richard Donner. Con la presenza di Marlon Brando nel cast e Mario Puzo (Autore de Il Padrino) alla sceneggiatura, in grado di mixare a dovere atmosfere mature a momenti di delicato humour, più un forte utilizzo di effetti speciali avanguardisti e una colonna sonora indimenticabile, la pellicola fu un vero successo popolare tanto da dar vita ad un nuovo genere che nel corso degli anni avrebbe (per) sempre influito sull’industria.

L’oscurità vincente

Nonostante l’incredibile successo del Superman di Richard Donner, tutti i progetti che seguirono furono dei fiaschi e vennero velocemente dimenticati, facendo sempre più pensare che quella fosse stata solo una fortunata parentesi. Fortunatamente così non fu e nel 1989 un cineasta si erse e diede una scossa fondamentale al cinefumetto: Tim Burton con il suo Batman.Schermata 2016-06-12 alle 19.43.27

Egli cambiò le carte in tavola e trasformò tutto ciò che era tradizionalmente colorato e allegro in cupo e serioso, una vera svolta nel genere. Gotham City divenne una metropoli gotica inquietante, esattamente l’opposta di quella assai allegra e cartoonesca del precedente Batman. Ma Burton non si limitò soltanto a modificare l’estetica della pellicola poiché, supportato pienamente dai produttori della Warner, decise di mostrare dettagli inediti sulla morte dei genitori di Bruce Wayne, elemento chiave per la nascita del supereroe che tutti conosciamo.

Questo fu considerato il primo vero caso di autorialità registica. Il film divenne un vero e proprio cult e ovviamente una serie di altre pellicole di simile impronta cercarono di ricalcare la formula vincente creata dal eclettico regista americano. Pochi furono i successi, tra questi Il Corvo (1994) tratto dall’omonimo fumetto e divenuto anch’esso un cult per la memorabile performance di un esordiente (nel cinema di serie A) Brandon Lee, morto in situazioni misteriose durante le riprese e la trilogia di Blade (1998 a 2004), con il secondo capitolo diretto nientemeno che da Guillermo Del Toro nonché esordio cinematografico della Marvel, altra grande casa di fumetti e rivale storica della DC Comics.

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L’industria andava crescendo e con l’avvento del ventunesimo secolo le produzioni si moltiplicarono. La Marvel, costretta a recuperare molto terreno alla concorrente, produsse una grande varietà di film tra successi e flop. Le trilogie di Spider-Man e degli X-Men rispettivamente firmate da Sam Raimi e Bryan Singer (Escluso il terzo capitolo in questo caso) furono le fortunate miniere d’oro.

La loro peculiarità fu proprio la direzione da parte di registi totalmente avulsi da quel genere cinematografico ma che grazie al loro talento riuscirono a sfornare prodotti di incredibile qualità filmica. Bryan Singer addirittura affermò di non aver mai letto un fumetto americano prima di essere ingaggiato dalla casa delle meraviglie per girare quelli che poi si sono rivelati due dei migliori film sui supereroi di sempre. Non tutte le ciambelle però escono con il buco e la formula dell’autorialità portò anche a clamorosi (e ingiustificati) successi come Hulk di Ang Lee (2003).

Il cineasta taiwanese spinse ancora di più l’acceleratore sull’idea di modificare radicalmente le convenzionalità di un cinecomic e mostrò una versione di Hulk mai vista prima. Le sue origini furono rimesse in discussione e riscritte quasi da capo, tramite una storia di intrighi e oscurità familiari nelle quali Bruce Banner era coinvolto sin da neonato. Cosa totalmente nuova per quanto riguarda la creazione del golia verde.

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Un’opera affascinante e innovativa, ma fin troppo ideologicamente avanti per essere adatta al pubblico che decise così di non portare al film il successo sperato. Anche la casa rivale, la DC, subiva enormi perdite a causa di tremende produzioni quali Batman & Robin e Catwoman.

Lo spettro del flop del settore iniziò a rivaleggiare sull’industria.

MARVEL VS DC
“La più grande sfida tra gladiatori della storia del mondo.”

Dopo aver ridicolizzato Batman con le due ultime pellicole a lui dedicate dirette da Joel Schumacher, rendendolo involontariamente una versione 2.0 del Batman di Adam West del 1966 e adirando tutti i fan del personaggio, la Warner Bros capì che avrebbe dovuto dare una nuova ulteriore rinfrescata al brand e nel 2005 decise di affidare il progetto di una “nuova” trilogia del cavaliere oscuro ad un giovane e talentuosissimo regista di quegli anni: Christopher Nolan. Il regista britannico, partendo da un soggetto di David S.Goyer, scrisse tre sceneggiature dai temi cupi e attuali, distaccandosi completamente dalle atmosfere fumettistiche e surreali per proporre qualcosa di innovativo e realistico.

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Gotham City divenne una metropoli moderna brulicante di criminali con chiari obiettivi politici (L’immenso Joker di Heath Ledger un anarchico e il Bane di Tom Hardy un anticapitalista) e il Batman di Christian Bale uno S.W.A.T armato di gadget militari e di un mezzo militare corazzato volti a sostituire bat-accessori e batmobile in favore di una notevole verosimiglianza. Il successo fu immediato tanto da cambiare completamente la concezione che critici, spettatori e case di produzione avevano sempre avuto riguardo i cinecomics.

La Marvel, minacciata da questo improvviso successo dell’avversaria, per restare in carreggiata dovette ricorrere ad un progetto a lunga data molto rischioso e complesso: la creazione di un universo cinematografico Marvel, dove tutti i suoi più celebri supereroi avrebbero dovuto coesistere e convivere per poi riunirsi in un’opera collettiva. Nacque così nel 2008 il film di Iron Man, per la regia di Jon Favreau, primo di cinque lavori (chiamati Fase 1) che avrebbero poi lanciato la pellicola corale The Avengers.

Il successo fu esplosivo, per merito soprattutto del carismatico e rinato Robert Downey Jr nei panni di un eccentrico Tony Stark che agisce sulle note rock degli ACDC, sancendo di fatto il successo del rischioso progetto sul quale la Marvel aveva deciso di puntare. Ciò portò di fatto gli spettatori ad assistere anche agli altri lavori “cuscinetto” della Fase 1, di qualità più o meno buoni ma sempre fruttuosi in ambito economico, fino all’attesa pellicola The Avengers del 2012 per la regia e sceneggiatura di Joss Whedon. Essa riuniva tutti i supereroi visti precedentemente nei loro film personali in un unico super team volto a salvare il pianeta da una terribile minaccia.

Whedon fu abilissimo a donare a tutti i componenti il giusto spazio e spessore emotivo, amalgamando magistralmente scene di azione avvincenti a momenti di azzeccatissimo humour ed altri più intensi e riflessivi. Fu la formula del successo e The Avengers si piazzò al quinto posto nella classifica dei maggiori incassi di sempre. In contemporanea in casa DC terminava la trilogia del cavaliere oscuro di Nolan con l’ultimo capitolo; Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno. Seppur non esente da difetti, la pellicola fu un enorme successo come previsto e si piazzò al dodicesimo posto in quanto a incassi maggiori di sempre.
Un successo senza dubbio, ma in un certo senso anche l’inizio della fine per la DC che vide terminare il suo progetto più proficuo mentre la Marvel aveva appena terminato il primo giro.

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Struttura e fondamenta

“Non credo di essere sleale se non indosso le mutande o il pigiama firmati Marvel
Stan Lee

Con la fine della Fase 1, la Marvel non tardò ad iniziare la seconda mentre la DC non avendo più progetti per competere decise anch’essa di iniziare a gettare le basi per un suo vero e proprio universo cinematografico.
Uscirono così nel 2013 i primi due capitoli di una guerra eterna tra case; Iron Man 3 e L’uomo d’acciaio, rispettivamente di Shane Black e Zack Snyder.

Entrambe le opere, seppur ottenendo ancora dei notevolissimi risultati al botteghino, questa volta divisero nettamente la critica e il pubblico. Questo perché si trattava di opere che in un certo senso ribaltarono tutto ciò a cui il mondo era stato abituato negli anni precedenti. Iron Man 3, anche se mantenendo la ricetta vincente dello humour e azione a palate, deluse pesantemente le aspettative poiché giocò con i sentimenti dei fan più affezionati riscrivendo completamente le origini dell’antagonista più celebre di Iron Man ovvero il Mandarino e dando fin troppo risalto a Tony Stark in borghese piuttosto che in armatura.

Se la Marvel stesse cercando l’innovazione e la freschezza, non era riuscita a trovarla. In casa DC le cose non andarono tanto meglio nonostante la partecipazione di Nolan alla sceneggiatura. Ciò che volle fare Zack Snyder, co autore della sceneggiatura a tre mani con anche Goyer presente, era qualcosa di alquanto ambizioso visto il soggetto che doveva affrontare. Riscrivere le origini del supereroe per antonomasia, Superman, in chiave dark e contemporanea proprio come anni addietro fece il suo collega britannico scrivendo la storia dei cinecomic. Purtroppo il film non ottenne il successo critico sperato ne le lodi unanimi del pubblico che nonostante accorse in massa in sala, non lo ritenne un prodotto valido.

Questo perché, oltre ad alcuni singhiozzi di sceneggiatura rilevanti ed evitabili, Superman fu completamente svestito dalla divisa da Boy-scout del bene a favore di una scrittura psicologica più tenebrosa e complessa, quasi mistica, che fondava le sue radici su temi caldi quali il razzismo e l’emarginazione.
Fu presentato un Clark Kent in continua sperimentazione dei suoi poteri e in cerca di se stesso e del posto che gli spetta nel mondo in cui vive. Fin troppo dark per un personaggio che aveva da anni e anni abituato il pubblico a gioire delle sue “allegre” azioni.

La fase 2 Marvel proseguì alternando sempre singhiozzi a buone prove, come l’insignificante Thor: The Dark World e i notevolissimi Captain America: The Winter Soldier e I Guardiani della Galassia, fino ad arrivare nuovamente all’opera corale definitiva e di chiusura del ciclo; Avengers – Age of Ultron (2015). Formazione vincente non si cambia e dunque Joss Whedon fu riconfermato sia alla regia che alla sceneggiatura ma la qualità non fu nuovamente quella sperata. Il film, come paradossalmente accade spesso in quest’ambito, fu l’ennesimo enorme successo economico (settimo maggior incasso di sempre) ma la critica e il pubblico lo bocciarono.

Troppa carne al fuoco, un villain deludente rispetto a quanto visto nei trailer e la solita formula humour+azione questa volta portata troppo agli estremi furono le cause dei dissapori generali verso la pellicola. Nel mentre, durante lo svolgimento della seconda fase Marvel, la DC prese una pausa di riflessione per capire quale fosse la scelta migliore per dare il via definitivo al suo universo cinematografico, vista la vacillante partenza con L’uomo acciaio. Nel 2013 venne sfoderato l’asso nella manica, la cavalleria per solidificare con certezza le basi gettate dal predecessore; Batman V Superman.

Il più grande scontro della storia fumettistica per la prima volta in live-action, con un nuovo Batman (interpretato da Ben Affleck) pronto ad essere inserito nel Nuovo mondo DC.
D’altro canto nel 2014 l’altra sponda annunciò Captain America: Civil War, una reunion di supereroi pronti a combattersi a vicenda in favore di ideologie contrastanti, per fronteggiare la minaccia di un kolossal con un kolossal.

 

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Giorno contro notte

È il 2016 l’anno dello scontro tra la cavalleria pesante delle due più grandi industrie di cine-fumetti al mondo. Batman V Superman viene distribuito nelle sale di tutto il mondo nel mese di Marzo totalizzando in solo una settimana dall’uscita ben 400 e più milioni diventando di fatto il miglior incasso di sempre nella storia dei cinecomics nel primo week-end. La critica e un ampia parte di pubblico non apprezzano però la nuova opera di Zack Snyder e soci, che viene brutalmente (e in parte anche ingiustamente) criticata a tal punto da avere una quantità di recensioni negative ben più numerose rispetto alle positive.

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Le maggiori critiche sono rivolta alla sceneggiatura mal calibrata di Chris Terrio e David S.Goyer accusati di aver messo troppa carne al fuoco senza equilibrare bene la pellicola e curando con superficialità alcuni passaggi chiave della storia.
Tutto ciò comporta anche ad un drastico calo al box-office nelle settimane successive portando infine il film a totalizzare 872 milioni in tutto il mondo. Risultato assolutamente valido e proficuo per la DC, ma non poi così incredibile visti i personaggi di punta quali Batman, Superman e Wonder Woman presenti nella pellicola.

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Due mesi dopo, in quel di Maggio, la Marvel rilascia il tanto atteso Captain America – Civil War diretto dai fratelli Russo che, come lascia intendere il titolo, prende spunto dalla celebre serie a fumetti omonima del 2006. La pellicola regna al box office superando il miliardo complessivo e riceve inoltre le lodi della maggioranza della critica di tutto il mondo, convincendo anche i fan ed il resto del pubblico. I Russo hanno capito che la via migliore per raggiungere il cuore di chiunque veda un prodotto Marvel è ancora quella di regalare scene d’azione al cardiopalmo amalgamate con humour a buone dosi.

Per quest’ultimo fattore nella pellicola, stavolta ci pensa il tanto atteso Spider-Man, tornato nelle mani di mamma Marvel dopo un lungo periodo di assenza a causa dei diritti cinematografici legati al personaggio precedentemente di proprietà Sony. Seppur appaia poco, è lui la vera chiave del successo del film, il supereroe in grado di portare nelle sale grandi e piccini, maschi o femmine che siano.

Dunque il 2016 è stato l’anno del primo dichiarato scontro tra case cine(comic)matografiche, che ha sanzionato chi avesse la supremazia sul mercato economico e mediatico plasmando di fatto le strade per il futuro di questo genere. Ne Marvel ne DC sono intenzionate a fermarsi, per la gioia dei fan, ed hanno già annunciato una quantità di progetti tali da poter espandere i loro universi fino al 2020 ed oltre. La guerra non ha mai fine.

E tu da che parte stai?

 

 

 

 

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