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Fine del viaggio – Recensione Uncharted 4: Thief’s End

Anche se sono passati pochi giorni dal day-one di “Uncharted 4: Fine di un Ladro”, già  riscontra un notevole successo per gli appassionati di tutto il mondo del titolo, sperando(e con buone dosi di ansia)di trovare un prodotto che superasse le aspettative, così è stato.

Durante il press tour tenuto a Nerola, in provincia di Roma, la Naughty Dog (la casa di produzione californiana), pensa che sia meglio concludere una saga quando si è al top anziché sviluppare altri capitoli dello stesso arco narrativo, come una sorta di “Uncharted 6: Dark Side Of The Moon”. Per poi rischiare che un prodotto di qualità vada in malora, ma ciò non è detto che non avvenga sotto forma di spin-off, prequel o giochi innestati nel percorso narrativo già tracciato, ma è chiaro che per la Naughty Dog, Uncharted 4 rappresenti la conclusione della saga del nostro amato Nathan Drake.

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L’AVVENTURA ABBIA INIZIO

Il diciannove novembre saranno quasi nove anni dall’uscita del primo Uncharted: Drake’s Fortune, dopo tre capitoli e una collection in versione remastered. Con molta probabilità avrete avuto modo di conoscere il protagonista Nathan Drake e le sue avventure, anche perché Uncharted 4 possa essere goduto tranquillamente da chi non ha mai visto o toccato un capitolo di questa saga, raggiunge la sua sublimazione quando si è già a conoscenza dei tratti narrativi dei suoi protagonisti principali. Da Nathan Drake fino a Victor Sullivan, la compagna Elena Fisher e i comprimari di una serie video-ludica più volte accostata al leggendario Indiana Jones per quel tono sfacciato, avventuroso con toni divertenti divenuto subito un marchio di fabbrica. Questo titolo percorre un arco narrativo piuttosto lungo ed apparentemente noioso, ma, approfondendo durante il corso della storia, troviamo degli approfondimenti del rapporto tra Nate e suo fratello Sam, partendo dai primi passi come piccole canaglie, il primo immediato futuro e quello prossimo; prendendosi le dovute pause tra l’azione e passando per una serie di esplorazioni, enigmi e dialoghi. Nei primi capitoli vediamo come il protagonista Nathan ha intenzione di appendere il proprio diario al chiodo, fino a quando non compare il fratello e la volontà di percorrere una nuova avventura nella scoperta dei tragitti di Herny Avery cambiando le carte in tavola: narrando che il famoso pirata avesse fondato una città segreta insieme ad altri “colleghi”, nascondendo un tesoro dal valore inestimabile.

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Mi fermo per non commettere spoiler involontari, altrimenti mi lincerete, ma posso dirvi che il tratto narrativo citato è curato con estrema dedizione – senza lasciare buchi di trama o trattare superficialmente passaggi importanti a costo di risultare un po lento nei primi capitoli.

  • Da oscar

Il gioco in questione è sorretto da una recitazione a dir poco magistrale, sezioni platform, esplorazione ariose e delle belle scazzottate, fino ad ad arrivare ai primi scontri corposi notturni, tra muretti che saltano, esplosioni e un utilizzo eccezionale delle luci per renderlo spettacolare, poi si parte in giro per il mondo, non solo attraverso le isole del Madagascar e Costiera Amalfitana, ma anche in altre zone del mondo in grado di regalare quel senso di avventura e di viaggio da sempre la ciliegina sulla torta della serie.

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  • Dal 3 al 4

Rispetto ad Uncharted 3: L’inganno di Drake troviamo un equilibrio dei combattimenti, garantendo una maggiore varietà di situazioni, evitando la preponderanza di una componente rispetto all’altra e quindi restituire maggior dinamismo alle fondamenta che compongono la produzione. In alcuni casi abbiamo due introduzioni importanti, la fune e il chiodo da roccia necessario per agganciare le pareti porose. Aggiunte chiaramente ispirate ad altri esponenti del genere(esempio: Tomb Raider), ma nel gioco viene utilizzata in maniera più dinamica e fluida. L’utilizzo della corda, infatti, ha reso l’esplorazione maggiormente sviluppata, permettendo il protagonista di calarsi per dirupi situati ad altezza considerevole, attaccare in volo o raggiungere estremità opposte in maniera fluida e spettacolare.

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  • Puzzle Game

Nelle fasi di esplorazioni prevede il ritorno dei puzzle legati agli appunti di Nathan e di sequenze logiche e non troppo difficili, pienamente in linea con lo spirito del gioco e le migliori produzioni cinematografiche. Nel corso del gioco troveremo situazioni enigmatiche di molti generi, dallo studio dell’ambientazione per cercar di capirci qualcosa fino all’utilizzo del proprio smartphone per cercar di associare facce a nomi dei pirati, risolvendo gli enigmi proposti, cercando di mettere insieme i pezzi e comprendere man mano la storia legata ad Avery ed altri pirati.

  • Che la fune sia con te

Nelle scene di combattimenti, che ormai siamo abituati, ma salvo rari casi rispetto ai precedenti capitoli, gli sviluppatori hanno creato mappe più ampie e articolate, scovando molte variabili nell’affrontare un gruppo di nemici, ossia in stealth o in hardcore, merito nell’implementazione della fune, dove possiamo attaccare o muoversi tra le sponde in modo che i nemici non rushano con granate o con i tank armati di fucili a pompa.

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  • Sono degli idioti!

L’intelligenza artificiale rimane piuttosto standard, ma come detto la verticalità dello scenario, il gran numero di nemici e l’ubicazione su più punti riesce a mitigare questa sensazione, unitamente all’introduzione di ulteriori meccaniche stealth.

  • L’uomo invisibile

Come scritto sopra, nel corso del gioco ci troviamo in alcune situazioni dove non si viene individuato immediatamente, ed è possibile ripulire l’area uccidendo tutti i nemici di soppiatto, mimetizzandosi nelle piante, gettandoli dalle pareti, colpendoli alle spalle. Può essere utile l’utilizzo dello zoom con L2, e poi con L3, marcandoli con il triangolino sopra la testa, funzione simile a Far Cry e Metal Gear Solid V, non li vedremo attraverso i muri ma almeno possiamo individuarli.

Vi lascio il trailer del gioco:

 

Trofei su PlayStation 4

Uncharted 4: Fine di un ladro mette a disposizione 34 frofei, molti dei quali simili a quelli dei precedenti capitoli. Abbiamo il completamento ai vari livelli di difficoltà, il classico recupero di tesori, le note e i documenti, l’uccisione di 50 nemici con colpi alla testa ecc. I più interessanti e difficili sono quello denominato Speedrun, che richiede il completamento del gioco entro sei ore, e quello Cecchino, che per il completamento necessita sempre di una precisione dei colpi pari almeno al 70% di quelli esplosi.

Sembra promettere un platino d’avvero interessante e difficoltoso per i cacciatori di platini.

 

SI TORNA A CASA

La Naughty Dog ma creato una vera e propria esclusiva per PlayStation 4, anche vero che attraverso la potenza di calcolo rispetto alla consolle old-gen, ha permesso agli sviluppatori californiani di implementare ambientazioni molto più vaste rispetto ai giochi precedenti.

Esempio:”La mappa del Madagascar è liberamente esplorabile in Jeep con diversi avamposti che magari nascondono un tesoro o un’indizio per la storyline. Nel mezzo ruscelli, strade diverse per giungere allo stesso punto, saliscendi tortuosi che per essere superati necessitano del verricello della Jeep.”

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  • I particolari contano

Ciò che mi ha sorpreso maggiormente, ossia è l’attenzione estrema delle risposte in ogni piccolo particolare, riuscendo a giustificare l’ulteriore tempo speso per lo sviluppo del titolo riuscendo ad implementare dei particolari che rendono questo titolo uno dei migliori degli ultimi anni, partendo dalle traccie di pneumatico della Jeep sul terreno fangoso, ai diversi modi che Nathan Drake sale sulla jeep a seconda della sua posizione quando si preme il triangolo fino all’utilizzo di una semplice cassa in maniere (quasi) sempre differenti.

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  • Medaglia al valore

Un valore aggiuntivo per questo titolo della Naughty Dog è la libertà e varietà che poi vengono prese a schiaffi nei momenti più coinvolgenti e forzatamente guidati, ma che rappresentano un punto di forza, giocare più volte gli inseguimenti in Jeep da un turbine di emozioni e accadimenti indescrivibili. Momenti così belli avvengono in altre situazioni, le quali rendono Uncharted un lungo film interattivo che dispone di tutti gli ingredienti per decretarne il successo ricevuto, passando tra situazioni calme e colme di dialoghi fino a ritrovarsi improvvisamente negli scontri a fuoco, senza dimenticare la distruzione ambientale e colpi di scena visivi.

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  • Prima o poi vedremo Skynet

Con l’avanzare della tecnologia e linguaggi di programmazione sempre più sofisticati e dinamici, la Naughty Dog è riuscita ancora una volta ad alzare l’asticella sulla console di Sony, creando un titolo graficamente eccezionale, nel quale tutti gli elementi contribuiscono ad avere un’impatto visivo memorabile. Dall’immagine che vedete si nota subito come il rendering è morbido, pulito e colorato, in grado di rivaleggiare con un altro titolo di esclusiva Sony, ossia, The Order 1886, con cure per il dettaglio, gli elementi che compongono lo sfondo, l’illuminazione di qualità e i colori estremamente differenti a seconda dell’ambientazione interni ed esterni particolareggiati oltre ogni misura, assieme a texture di spessore e un livello artistico che aggiunge quella pennellata di piacevolezza estetica in grado di regalare scorci tra i più belli mai visti in un videogioco.

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  • Si ma alla fine quanto dura sto gioco?

Posso dire che giocando in modalità difficile(parlo per i giocatori più esperti del genere) ci ho impiegato intorno le 17 ore a finirlo, seguendo la storia e le varie scene che si susseguono, raccogliendo collezionabili, documenti ed esplorando ogni mappa che mi si è presentato ad ogni capitolo. Ne vale pienamente la pena, fidatevi e andate a comprarlo di corsa.

  • E ma il multiplayer com’è?

Allora, in questo gioco il multiplayer è disponibile subito, con la scelta di cinque livelli di difficoltà(sezione sfide) presenti, con quello denominato “Devastante” e per i veterani/temerari che vogliono giocarlo da subito nella modalità più ardua e senza aiuti, esempio, la marcatura dei nemici.

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  • E il voto?

Voi dareste un voto all’amore? E vero, mi sono innamorato di questo gioco e credo che ci giocherò in tutte le difficoltà e cercando di arrivare al platino, come ho fatto con alcuni titolo di cui mi sono innamorato.

Ma comunque se proprio devo, e per essere proprio oggettivo, do un 9.9/10. Non dieci perché il titolo poteva meritare maggiori spunti esaltanti ed antagonisti più carismatici ed incisivi ed il doppiaggio in italiano non l’ho trovato molto dinamica rispetto alla lingua originale.

“In questo gioco hanno introdotto uno delle storie più belle da cui potessi mai assistere, mi ha fatto emozionare, mi ha fatto mandare a fare in culo alcune situazioni, mi ha fatto piangere e sorridere ad un finale degno e meritato. La tristezza che provo in questo momento e di non poter assistere ad altre storie del nostro amato Nathan Drake. E sperando che la Naughty Dog ci regali altre emozioni come ce li ha dati negli ultimi anni.” – Flavio Simeone

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