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Wrestling: Intervista a Roger Tyler, wrestler italiano

Roger disegnato
Non potendo usare foto di Roger, mi sono impegnato per fare questo simpatico disegnino.

E voi vi chiederete, chi è Roger Tyler?

Roger fa wrestling, in Italia. Lo fa da anni (non è vero, o almeno, non è confermato), ed è anche particolarmente riconosciuto nel settore (non confermato neanche questo, la nostra intelligence è troppo oltre per cadere in questi tranelli), l’unico problema è che non è il suo vero nome, e neanche il suo nome d’arte, vuole semplicemente essere una intervista anonima, per evitare il rischio di infastidire certe federazioni di wrestling italiane. Visto il tenore dell’intervista, crediamo di non infastidire nessuno, ma comunque rispettiamo il volere ed anche l’anonimato. Ah, così, per dire, non siate sicuri che Roger Tyler sia un maschio.

Comunque, prima di iniziare a fare questa intervista, è giusto spiegare al lettore medio cosa sia il wrestling, la sua storia ed i suoi diversi approcci.

Il Wrestling è una forma di spettacolo ed intrattenimento, che miscela una esibizione atletica con una teatrale, traendo origine nelle esibizioni delle fiere di paese. Lo sport trae spunto da un mix di lotta greco-romana con l’aggiunta di prese molto spettacolari, arti marziali ed armi improvvisate. Ricordiamo che il wrestling non è solo americano, ma ha tre pilastri, oltre agli Stati Uniti. Il Puroresu in Giappone, dove si pone più in risalto una tecnica, e la Lucha Libre, in cui troviamo l’accento sulle acrobazie spettacolari, in Messico. Invece il wrestling americano è molto vicino ad una sorta di serie televisiva live, con delle storyline ed alcuni match meno tecnici, più basati sulle doti recitative e sul carisma di chi sale sul ring.

Non facciamo nomi per paura di ritorsioni.

Ed adesso, torniamo a Roger Tyler, wrestler esperto e navigato (sono frasi di circostanza, mi spiace), che ha deciso di concedermi questa intervista dopo parecchi giorni di insistenza. Posso solo dire che Roger, uomo grande e grosso, o donna piccola e minuta,  lotta in una federazione in Italia, federazione che si trova tra il Trentino e la Puglia, e non mi ha permesso di usare neanche una sua foto, per questo ho usato quel disegnino simpatico fatto da me.

Ciao Roger Tyler, membro di una federazione di cui non diremo niente.

No, non devi dire proprio un cazzo.

Va bene. Posso dire che sei un wrestler? 

Si, ma nessuna foto. 

E beh… va bene. Allora. Roger Tyler. Il grande Roger Tyler eh? Posso inventarmi duemila nomi, tanto è un nome falso, non ti conosce nessuno. Allora, Roger, dicci cosa significa essere un wrestler in Italia.

Essere un wrestler in Italia significa farsi un culo così,  ma essere poi ripagati con qualcosa di più del vile denaro, ovvero la gioia di portare lo sport spettacolo Statunitense anche qui nella nostra bellissima penisola, facendo divertire anche i fans tricolori.
Bello, e sembra anche piuttosto nobile come interesse (l’intervistatore immagina che ora come ora non si guadagnino gli stessi soldi che si trovano nel calcio) Parliamo quindi della prima parte, che mi ha colpito. Del culo. Sappiamo che purtroppo in certe federazioni americane si abusa di certe sostanze. Ora, non ti chiederò se le usi, ma, in un certo senso, come viene visto chi le usa? Viene disincentivato l’utilizzo di tali prodotti, o comunque rimane una omertà intorno?
Purtroppo non so rispondere a questa domanda : non so se qualcuno dei nostri ragazzi ne fa uso, ma di certo, siamo molto severi sull’uso e/o abuso di queste sostanze, e vengono subito presi provvedimenti in merito, io sicuramente non ne faccio uso.
Quindi comunque sono vietate anche in senso pratico, e non solo teorico, il che è un bene. Come si vive questo sport, dal punto di vista dell’atleta che sale sul ring? Per te è finto, non è finto, cadi sul materasso, soffri sul serio? Spiega proprio a chi legge come funziona lo sport in prima persona.

C’è chi chiede ”è tutto finto? ” Al che di solito rispondiamo : è come un film , o un telefilm; Ciò che interpretiamo , i ”personaggi” in cui ci caliamo, non sono le nostre personalità di tutti i giorni, e quello fa parte dello spettacolo. Dal punto di vista sportivo invece, non siamo uno sport competitivo come la Boxe o le MMA, ma appunto, siamo uno sport spettacolo, e tale vogliamo essere. Poi per il resto, così come qualsiasi altro sport, ogni lottatore passa le giornate in palestra a perfezionare il proprio fisico e ad imparare come cadere subendo le mosse.

Quindi, effettivamente i match sono TUTTI tutti costruiti, e voi in sostanza recitate, e vi allenate per incassare nel migliore dei modi?

Più o meno, si , se vogliamo metterla cosi
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Allora qui io sono costretto a legare due domande, che non avrei mai legato in vita mia: Può funzionare fare wrestling per fare autodifesa? E Mick Foley, che si butta dalle gabbie e si fa sparare i chiodi, è psicopatico?
Ragazzi veramente, non fatelo a casa, ma neanche in piscina. O al mare.

Assolutamente no : il wrestling non può e non deve essere utilizzato come autodifesa. Le mosse che eseguiamo sono potenzialmente dannose e mortali, se eseguite da gente inesperta. Per quanto riguarda Mick Foley , non proferisco parola in merito , sia per rispetto dell’uomo, che del lottatore, che della leggenda che è diventato nel wrestling.

E lasciamo Mick da parte. Le altre conoscenze ufficiali sul “dietro” le quinte, è dato dal film “the wrestler” in cui si vede che i match sono da considerare al 100% già costruiti a tavolini (quindi assenza totale di scommesse). Anche in Italia funziona allo stesso modo?
Certamente, in Italia, così come nel resto del mondo, sebbene c’è da fare una premessa : ci sono siti di scommesse che mettono a disposizione quote e vincite anche per il wrestling.
Ah, bene. Ma non voglio scommettere sul wrestling. Dimmi una cosa, quello italiano in cosa si differenza da quello americano, tralasciando la dose di spettacolo, in America ovviamente più accentuata, visto il seguito dello sport?
Sostanzialmente quello : la rilevanza mediatica che ricopre rispetto ad altri sport, come il calcio, è nettamente inferiore , rispetto all’America , o anche il Giappone e il Messico, dove sono quasi ai livelli di sport nazionali, in quanto importanza mediatica. Basti contare che il più recente show di wrestling più importante del mondo, WrestleMania, ha totalizzato un record di 110 mila spettatori presenti allo stadio del Texas. Qui in Italia, per ovvio di cose, riuscire a riempire un palazzetto di 300-400 persone, è un traguardo incredibile.
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Quindi, se ipoteticamente in Italia si trovasse lo stesso seguito, avremmo una sorta di WWE, e forse non sarebbe neanche tanto male, dopotutto. Bene, Roger, ci vuoi raccontare la tua prima volta?
Che dire, il primo incontro fu semplicemente un’esperienza che non dimenticherò mai : l’emozione, il pubblico che attende la tua entrata in scena, la tua musica che parte a palla e rimbomba in tutto il palazzetto. Semplicemente emozionante, per me e (spero) anche per i tifosi che erano li. Non ho vinto, ma non importa , mi rifarò presto.
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E poi da lì giù botte e duri allentamenti. Ma dimmi, il discorso finisher? Cioè io mi immagino, entro, e la prima cosa che voglio fare è una rock bottom, mi straccio la maglietta e wooo.
Immagino: chiunque sogna di essere il lottatore che entra e vince in pochi secondi, ma questo oltre a diventare surreale con il proseguo degli incontri, diventa anche banale da un punto di vista di storytelling. Immagina in un film di supereroi un cattivo che viene sconfitto in due secondi (credo sia già successo in Avengers, ma non me lo ricordo bene) , il pubblico si annoia, vuole vedere uno scontro bello e movimentato. La finisher è appunto un ”build up” , ovvero quella manovra che quando la esegui, sai che l’incontro può finire, oppure il tuo avversario può resistere e aumentare la suspense dell’incontro
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Certo, perché poi elimini la parte dello spettacolo, se finisce tutto rapidamente. Hai qualche storia divertente e/o sadica da raccontarci? Tipo quella volta che hai infierito su quel ragazzo e gli hai strappato la colonna vertebrale, ricordi?
In realtà no, ho iniziato da poco e non ho granché da raccontare. Almeno, non di legati al wrestling stesso. (per me fa finta di non ricordare l’episodio della colonna vertebrale, ndr)
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Sappiamo che purtroppo nel tuo sport non girano i soldoni che girano nel calcio, e bisogna sperare solo in un aggiornamento di gusti degli italiani (la vedo molto difficile). Tra dieci anni, in merito allo sport, ti vedi come un lottatore in Italia, o fuori dall’Italia?
Sinceramente sono combattuto in questa scelta : se in una parte in me , così come in tanti altri, c’è la passione e la volontà di voler far crescere il wrestling italiano fino ad arrivare non ai livelli americani, ma almeno europei , dove vi è già più facile avere un rientro di soldi elevato rispetto all’Italia. Dall’altra invece, c’è il desiderio di voler viaggiare per le varie federazioni e luoghi, facendosi un nome anche fuori dall’Italia, e appunto, guadagnare quel qualcosa in più dal punto di vista monetario, per magari chissà, decidere di mettere su famiglia
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Concludiamo l’intervista? Naaaaaa, dicci ancora qualcosina. Ti chiamano oggi alla WWE, contro chi vorresti avere un match, con chi un tag team, e contro di chi non vorresti mai combattere? Voglio tutta una motivazione tecnica, a noi ci leggono i profani.
Ahahaha, vogliamo fare a chi si stanca prima? No, comunque : una chiamata oggi dalla WWE sarebbe tipo ”prendetemi a calci, che sto sognando”, MA, proiettandoci in uno scenario in cui ciò accadrebbe, sicuramente la cosa andrebbe cosi : sarei chiamato al Performance Center , che altro non è che ”una scuola” aggiuntiva, personale della WWE, dove ”plasmano” i nuovi lottatori sotto lo stile della federazione. Da li poi, approderei ad NXT, una sorta di federazione extra dove i nuovi talenti vengono mandati ”in prova” , per poi essere richiamati nel main roster, ovvero RAW e SmackDown. Un mio dream match mi piacerebbe averlo con l’attuale campione NXT, Samoa Joe, che a vederlo dal fisico non si direbbe, ma è un lottatore dalle grandi potenzialità di lottato tecnico, ma anche rissaiolo. In coppia invece, mi piacerebbe essere accoppiato con Shinnusuke Nakamura, , recentemente ingaggiato dalla WWE, star del panorama giapponese e ”re ” dello ”strong style”, un tipo di lotta che consiste nel full contact e nello stiff ( appunto, colpi tirati ”veramente” )
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Capito, magari un giorno accadrà. Chi sederà il trono di spade?
Roman Reigns ci è già seduto , ma spero venga presto detronato dal Phenomenal One, AJ Styles.
A meno che non rientri Jeff Hardy. Dunque, concludiamo qui l’intervista, e ti ringrazio ancora Roger.
Grazie a voi per questa intervista, saluto senza distinzione, ogni lottatore italiano e tutti coloro che leggeranno questa intervista. A presto e grazie ancora.
Ed ora che Roger ha tolto la mano dalla mia gola, posso dire la mia.
No, non è vero, continua a guardarmi male da lontano.
Marcello Mariano.

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